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LUGANO
05.03.2021 - 16:020

Lavoro negato e sfruttamento, una delle tante storie

Luca Campana, candidato PPD nr.14 al Consiglio Comunale Lugano

Mi contatta una conoscente, sembra avere grossi problemi di lavoro, mi sorprende perché conoscendola abbastanza bene so che ella è piuttosto benvoluta da tutti, soprattutto conosco quanta serietà ci mette nel suo lavoro avendo precedentemente potuto ammirarla nel primo impiego.

Rimango basito, vuole un incontro e glielo concedo, due giorni dopo la accolgo a casa mia per un caffè.

Dopo i primi convenevoli apre di fretta la sua borsa, tira fuori due contratti e me li porge, ci metto qualche minuto per realizzarne il contenuto e tutto d'un tratto rimango "spiazzato".

In sostanza due avvocati del luganese le hanno offerto (lavorano insieme) due contratti per soli 18 franchi all'ora e per complessive 4 ore di lavoro alla settimana per ufficio ed in residenza privata, l'attività in casa è richiesta per pulire soprattutto la residenza dell'avvocato in una struttura discosta e lontana dal centro (ben 30 minuti di auto per andata e ritorno dal centro di Lugano), veramente difficile fra tragitto e ore di lavoro guadagnare il giusto per una professionista; neanche per un lavoro ben fatto e completo. La stessa come professionista ammette ed è perplessa sulla situazione.

La guardo e con tono fermo, le chiedo: spero che tu non abbia accettato e soprattutto firmato, lei a testa bassa e sconsolata conferma l'accettazione motivandola.

Non aveva scelta dice che la disoccupazione le stava con il fiato sul collo e rischiava una procedura, inoltre il "simpatico" avvocato al primo incontro l'aveva pure redarguita con la seguente frase "se non accetta ho comunque la fila da fuori", con un chiaro accenno al bacino di utenti del lavoro lombardi in cerca di lavoro.

Mi chiedo fra me e me che faccia tosta possano avere certe persone, la morale sicuramente sotto i piedi per potersi permettere di trattare in questo modo le persone; eppure i soldi per un degno lavoro non gli mancano certamente, lo penso ma non lo dico a voce alta per rispetto, continuo il colloquio.

La storia personale lavorativa della mia conoscente è frammentata da alti e bassi, "collaboratrice domestica" di un'amministrazione per ben cinque anni era precedentemente stata lasciata a casa perché a fare la pulizia per il gruppo era intervenuta per nuovo contratto una ditta esterna; a parole della stessa più agile e in cui al proprio interno (compreso il responsabile) vi erano lavoratori provenienti in toto da oltre frontiera.

In passato si è anche un po' arrangiata qua e là con diverse altre agenzie, ma nessuna purtroppo l'ha assunta in pinta stabile, poi è intervenuta la disoccupazione, la stessa è giù di morale e non chiede più di quel tanto se non solo un posto che le permetta di vivere dignitosamente, chi non lo vorrebbe nella sua posizione d'altronde.

A suo dire sono molte le persone benestanti che le chiederebbero un lavoro in nero a prezzi bassissimi, lei tuttavia vorrebbe essere regolarizzata in tutto, per avere tutti gli oneri sociali in regola e per uscire dal precariato.

Alla fine del nostro breve incontro la ringrazio molto per la chiacchierata e concordo con il suo sfogo, il mercato del lavoro è diventato una giungla per colpa di tutti, della nostra indifferenza, della nostra ingordigia e soprattutto del poco amore per la comunità; nulla di più facile che a lavorare sul nostro mercato siano sempre di più persone non appartenenti al nostro territorio, tutto questo per che cosa? Per due spicci e per mero menefreghismo.

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