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24.05.2021 - 08:000
Aggiornamento : 26.05.2021 - 15:11

Il movimento delle free bleders

Il fenomeno del sanguinamento libero dà voce alla solidarietà femminile ed alle proteste politiche

Come reagireste se vi proponessero di non usare prodotti igienici femminili durante il ciclo mestruale? Sì, esatto: niente assorbenti, tamponi e coppette dall’inizio alla fine del periodo rosso. Se in prima battuta avete pensato «che schifo!», sappiate di non essere sole, ma sappiate anche che nel mondo esistono molte donne che hanno deciso di praticare il free bleeding, letteralmente tradotto sanguinamento libero. Ovviamente non parliamo delle donne che vivono in Paesi meno sviluppati dove anche l’accesso all’acqua è difficoltoso e, quindi, figuriamoci quello agli assorbenti igienici! Parliamo di donne di ogni età che hanno scientemente deciso di rinunciare a tutto ciò che possa raccogliere le perdite mestruali, lasciando che queste fluiscano liberamente. Il rischio di sporcarsi c’è, ovviamente, ma le più ferrate, esperte praticanti affermano che l’utero manda segnali facili da capire che permettono di raggiungere il bagno in tempo per lasciar andare il sangue nel luogo più opportuno. Insomma si riuscirebbe a trattenere una perdita come si fa con la pipì. Superato l’impatto, comprensibilmente duro, con la faccenda, ci si domanda quale sia il motivo che anima questa scelta. 

In realtà le motivazioni sono più d’una! La prima appartiene ad un retaggio risalente agli anni Settanta, quando le prime free bleeders rifiutarono gli assorbenti ed i tamponi ribellandosi ai dettami del patriarcato, volti ad occultare tutto ciò che riguardava il naturale fenomeno femminile. Anche la solidarietà con le donne impossibilitate ad accedere ai prodotti igienici femminili ha giocato il suo ruolo, così come le campagne ecologiste, perché il free bleeding risulta ancor più eco-friendly degli assorbenti lavabili e delle coppette. Non manca persino la protesta politica con il boicottaggio di prodotti di prima necessità, quali tamponi, assorbenti & co., che vengono tassati al pari di beni di lusso. Un problema diffuso, basti pensare che solo in Scozia il governo – unico in tutto il mondo! -  ha reso disponibili gratuitamente questi prodotti per le studentesse locali, negli altri Paesi si pagano e pure cari. Nel 2015 l’attivista Kiran Gandhi si è resa portavoce di un messaggio contro discriminazioni e pregiudizi scegliendo di praticare il free bleeding alla maratona di Londra. 

«Ho corso con il sangue che scendeva lungo le cosce per tutte le sorelle che non hanno accesso agli assorbenti e per quelle che, nonostante crampi e dolori, nascondono il loro disagio come se non esistesse. Ho corso per dire: esiste, e lo superiamo ogni giorno» dichiarò la donna in occasione della gara, richiamando l’attenzione su tutta l’illogica atmosfera che ruota intorno alle mestruazioni, spesso al centro di moderne pubblicità che vorrebbero ridimensionare il tabù, ma sembrano delle canzonature. Rimane l’assunto secondo il quale le mestruazioni sono un aspetto del tutto naturale delle donne che andrebbe sdoganato solo per sottolineare che non c’è motivo di vergognarsene o di ritenerlo un argomento riprovevole. In quest’ottica, anche il free bleeding si conferma una scelta personale da esercitare nel pieno rispetto degli altri, perché il sangue al pari di ogni altro fluido corporeo può essere pericoloso per la salute altrui, in caso di malattia, e se una free bleeder sporca in pubblico qualcuno dovrà pulire e magari non ne sarà felice.

 

 

TMT (ti.mamme team)

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