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TI.MAMME
12.01.2021 - 15:290

Il mondo è degli introversi. O quasi

Essere poco aperti ed espansivi è una risorsa da valorizzare contro la superficialità

Più di un terzo della popolazione mondiale è introverso, ma non è corretto credere che questo sia un problema. A differenza della timidezza, che è tendenzialmente limitativa, l'introversione è un valore aggiunto, anche in una società come la nostra che predilige il lavoro di squadra ed invita alla ipersocializzazione. Essere introversi, infatti, significa avere capacità di riflessione e ragionamento, utili per non scivolare nella superficialità e nell'approssimazione alle quali, spesso, costringe la frenesia moderna. Perché se la timidezza inscatola ogni slancio personale per scongiurare una brutta figura, la riservatezza permette di incamerare informazioni, rielaborarle ed esprimere il risultato finale del proprio ragionamento. Quindi davvero un surplus valido in ogni ambito esistenziale: dalla studio al lavoro senza dimenticare la vita pubblica.

Scoprire di avere un figlio introverso, quindi, non è un problema e nessun genitore dovrebbe viverlo come tale. Anzi: rendersi conto che la propria creatura è introversa, avvia un processo di sostegno e valorizzazione da parte di mamma e papà. Il bambino che dopo una festa torna  casa e si chiude in camera non è turbato: si rifugia nella sua comfort zone per scompattare le emozioni vissute in modo «selvaggio» rispetto al suo modo abituale di vivere. Il piccolo alla festa si è divertito e nella sua stanza si rilassa valorizzando a modo suo l'esperienza. L'adolescente che invece di uscire in comitiva preferisce la compagnia di un paio di amici fidati ed, invece di un concerto, preferisce la pizza in un locale tranquillo, non è problematico, segue solo la propria strada. L'importante è che i figli introversi non vengano costretti a socializzare diversamente da come preferiscono fare ed abbiano l'appoggio incondizionato dei genitori per accrescere la fiducia in se stessi e riuscire ad eccellere. 

Leonardo era introverso, come Einstein ed anche Bill Gates ed evidentemente la loro strada l'hanno trovata! Nel manuale  Quiet power. I superpoteri degli introversi, Susan Cain, introversa e brillante avvocato, raccoglie le testimonianze di molti vip tutt'altro che estroversi per evidenziare come un atteggiamento contrario all'obbligo di ipersocializzazione può fare la differenza. Perchè, come spiega Nicola Ghezzani, psicoterapeuta ed autore del libro A viso aperto. Capire e gestire timidezza, fobia sociale e introversione, esprimersi o lavorare fuori da un team consente risultati meno superficiali e più completi. L'identità personale, del resto, passa anche attraverso il carattere ed è giusto che si esprima senza coercizioni.

TMT (ti.mamme team)

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