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TI.MAMME
30.12.2020 - 08:000

Bed-sharing: quando il letto diventa condiviso

Il distacco precoce non è una regola assoluta e non è detto che funzioni

Si scrive co-sleeping e si legge «tutti nel lettone». Intorno al concetto, però, nasce la diatriba tra favorevoli e contrari all'abitudine dei piccoli a dormire con mamma e papà, ossia tra sostenitori del distacco precoce e fautori prima di tutto del bed-shering. La regola secondo la quale i bambini devono imparare a dormire da soli entro l'anno di età è stata a lungo sostenuta e numerosi sono i libri ed i consigli sulla sua applicazione. Ma la verità è che non si tratta affatto di una regola e che sino ai 5 anni, se il pargolo mostra il bisogno di dormire con i genitori, accontentarlo non è uno scandalo. La psicologa perinatale Alessandra Bortolotti, infatti, cambiando punto di osservazione del fenomeno, invita i genitori a diventare consapevoli delle scelte operate nei confronti dei propri figli, occasionalmente o regolarmente, anche in merito al sonno condiviso nel lettone o nella stessa stanza. 

Attenersi ai comportamenti generali, più o meno correttamente consigliati, impedisce di ascoltare realmente i piccoli e di creare con loro  una profonda relazione e questo è un danno che nessun giudizio estraneo potrà riparare. I genitori devono puntare all'empowerment più che all'approvazione collettiva, quindi acquisire consapevolezza delle proprie scelte a prescindere dai pregiudizi imperanti. I bambini che chiedono di entrare nel lettone cercano sicurezza o conforto e negarglielo, in nome di convinzioni tramandate, rischia di essere lesivo. Soprattutto alla luce della realtà dimostrata che il contatto alla base del prendersi cura dei piccoli coesiste con l'acquisizione di una valida indipendenza. Da ricordare, comunque, che condividere il lettone con i bambini deve essere una scelta ragionata anche nel rispetto delle accortezze.

Il bed-sharing, la vera e propria condivisione del letto, infatti, può risultare anche rischioso se non ci si rispettano gli accorgimenti per la sicurezza: i piccoli devono dormire a pancia in su e non in mezzo ai genitori, ma su un lato del letto dotato di una protezione. Il materasso del lettone deve essere rigido e non ci devono essere possibilità di rimanere incastrati; le coperte devono essere leggere e non devono coprire la testa del piccolo. Un'obiezione frequente al cosleeping è la limitazione dell'intimità di coppia che ne può derivare. In realtà non c'è solo il letto o solo l'ora della nanna per curare l'affinità dei coniugi, e nessun bambino potrà mai essere indicato come un impedimento alla comunicazione tra mamma e papà. Basta organizzarsi. Alla fine, comunque, il concetto è che ognuno è libero di comportarsi come ritiene, dopo le opportune valutazioni, senza condizionamenti che tutto fanno, meno che migliorare la vita.

TMT (ti.mamme team)

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