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TI.MAMME
24.12.2020 - 07:000

Perché non siamo razzisti con i bambini?

Uno studio ha scoperto il criterio che regola l’amore per tutti i piccoli, a prescindere dall’etnia

Che siano di uomo, di cane o di gabbiano, i cuccioli fanno tutti tenerezza e stimolano il cervello umano a prendersi cura di loro. Il tutto senza nemmeno considerare gli elementi che, una volta cresciuti, possono essere causa di discriminazione: il colore della pelle per gli uomini, la pericolosità della razza per i cani e così via.

Questa certezza deriva dai risultati di uno studio condotto presso l'università Bicocca di Milano da Valeria De Gabriele ed Alice Mado Proverbio del dipartimento di Psicologia dello stesso ateneo. La ricerca ha permesso di stabilire che il nostro cervello è programmato per avere cura dei piccoli e regolato da un meccanismo innato finalizzato a garantire protezione e salvezza dei piccoli, a qualsiasi etnia appartengano. 

Quindi non siamo razzisti nei confronti dei bambini sino ai tre anni, perché i loro lineamenti morbidi e delicati, i loro occhi grandi e le guanciotte paffute suscitano tenerezza e stimolano l'area del cervello nella quale ha sede il circuito del piacere che risponde con stimoli positivi.

Dopo i tre anni, però, il cervello filtra la visione dei bambini attraverso il metodo di riconoscimento dei propri simili appartenenti alla stessa etnia, che si chiama Terracce effect (Ore). È questo il motivo, alimentato da amore materno o parentale che si scatena al cospetto dei più piccoli, per il quale gli adulti non sono razzisti con i bambini, qualunque sia la loro appartenenza etnica. 

TMT (ti.mamme team)

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