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23.10.2019 - 08:000

Poliomielite: il virus che fa sempre paura

Domani, 24 ottobre, è la giornata mondiale per ricordare i pericoli di una malattia non ancora sconfitta

«Proteggere un bambino dalla polio è facile come ripararlo dalla pioggia: si tratta di aprire l'equivalente medico di un ombrello». L'affermazione è dell'ormai scomparso diplomatico ghanese Kofi Annan, già segretario generale dell'Onu, ed il suo riferimento era all'importanza di sradicare la malattia da ogni Paese del mondo. I più giovani, probabilmente non ne hanno mai neanche sentito parlare, ma nella nostra epoca vive anche chi ha visto questa patologia aggredire il corpo di conoscenti e chi ha fatto il vaccino per evitarla, ma a beneficio di tutti, il 24 ottobre si celebra ogni anno la Giornata mondiale della poliomielite.

Quest'anno la ricorrenza è ancor più sentita poiché coincide con il trentesimo anniversario della  Global Polio Eradication Initiative, il progetto avviato dall'Organizzazione mondiale di sanità, insieme ad Unicef, Centro statunitense per il controllo e la prevenzione delle malattie e Rotary, con l'intento di debellare il poliovirus. L'obiettivo non è stato ancora centrato, nonostante le aree geografiche dell'Europa, delle Americhe, del Sud-est Asiatico e del Pacifico occidentale siano state dichiarate polio free. Dei 125 Paesi nei quali, sino al 1988, la malattia era radicata, con oltre 350 mila casi conclamati annualmente, solo in Nigeria, Afghanistan e Pakistan essa oggi rimane endemica. E questo può essere causa della reintroduzione del virus della poliomielite negli altri Paesi. Per sconfiggere definitivamente la malattia, quindi, bisogna mantenere alta la guardia, continuando ad attenersi alle disposizioni del Piano per l’Eradicazione della Poliomielite dell’OMS. Ed a tal fine, sono fondamentali le coperture vaccinali ed i controlli sanitari contro la reintroduzione del poliovirus. Conosciamo meglio il problema.

Che cos'è la poliomielite? In passato veniva indicata anche come la «paralisi infantile» per la sua caratteristica di provocare l'immobilizzazione, momentanea o permanente, degli arti. La malattia è causata da un'infezione virale altamente contagiosa che può far pensare ad una normale influenza  a causa dei sintomi molto simili, quali mal di testa, mal di gola, debolezza e malessere diffusi, febbre e dolori addominali. Indispensabili, per fugare ogni dubbio ed arrivare ad una diagnosi certa, sono gli esami di laboratorio, dopo una visita neurologica ed un'anamnesi accurate. L'infezione può aggredire anche il midollo spinale causando, in questo modo, la paralisi momentanea o definitiva. Come avviene il contagio? Quello della poliomielite è un enterovirus con un periodo di incubazione che va da una settimana ad un mese. Può trasmettersi per via orale e fecale, e l'infezione più comune avviene attraverso il consumo di alimenti o acqua contaminati.

Come si cura? In realtà per la poliomielite non esiste una terapia per la guarigione completa. La cura della malattia consente soltanto di attenuare la gravità dei sintomi, consentendo una qualità di vita migliore, con la somministrazione di antibiotici ed antidolorifici, insieme ad un programma di riabilitazione fisica ed all'uso di ventilatori meccanici per aiutare la respirazione. Il vaccino. L'unico valido alleato nella prevenzione della poliomielite rimane, quindi, l'immunoprofilassi. Il vaccino antipolio, infatti, è diffuso nella maggior parte dei Paesi evoluti e consente di contrastare il pericolo di contagio anche da reintroduzione del virus. Obiezioni e campagne contro i vaccini dovrebbero abbassare i toni riflettendo sulla pericolosità di una possibile nuova epidemia, causata proprio dalla mancata immunizzazione. La poliomielite ha fatto tanta paura in passato, al pari del vaiolo, e le sue conseguenze mortali o permanenti continuano a spaventare anche i Paesi più sviluppati, comunque bersaglio possibile di reintroduzioni non prevedibili.

 


TMT (ti.mamme team)

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