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22.10.2019 - 08:000

Disturbi alimentari: Nenuco, la bambola della discordia

Il giocatolo accusato di insegnare ai bambini a rifiutare il cibo. La difesa dei produttori

L'hanno soprannominata «bambola anoressica» per la sua prerogativa di rifiutare il cibo, evidenziandone la pericolosità in tema di influenza sui comportamenti infantili. Lei è la bambola Nenuco, un grazioso giocattolo simile a tutti gli altri del genere, nati per i più piccoli che vogliono imitare le mamme. La differenza con le altre bambole sta nel fatto che Nenuco gira la testa dalla parte opposta al cibo e lo rifiuta, al pari dei bambini che fanno i capricci rifiutando omogeneizzati e minestrine. Nella realtà non è insolito questo comportamento e molte mamme hanno sperimentato la difficoltà legate alla pappa, ma Nenuco è solo un giocattolo e per quanto voglia essere vicino alla realtà, è stata accusata di trasmettere un messaggio sbagliato ai piccoli, ovvero che il cibo debba essere rifiutato.

I produttori della bambola hanno risposto alle accuse spiegando che il messaggio di Nenuco è ben diverso, ovvero è un modo per far capire ai più piccoli le frustrazioni delle mamme costrette a combattere con i loro capricci ed anche l'importanza della corretta alimentazione. Contrari al garantismo, i nutrizionisti, oppositori della bambola Nenuco won't eat, evidenziano il grave messaggio subliminale trasmesso ai più piccoli. Un evidente pericolo in riferimento ai disturbi alimentari che colpiscono i bambini sempre più precocemente, visto che diventano consapevoli del proprio aspetto fisico sempre prima. In pratica, pensare che rifiutare il cibo sia del tutto normale diventa il messaggio che passa facilmente ai più piccoli che si sentono, così, quasi autorizzati a non mangiare, peggiorando la possibilità di precipitare nel baratro dei disturbi alimentari. Al pari degli adulti, infatti, anche i bambini sono vittime di disordini legati al cibo. Già nei primissimi anni di età, 2-3 per intendersi, possono soffrire di Arfid, il disturbo evitante-restrittivo nell'assunzione di cibo. Arfid colpisce soprattutto i maschietti  rendendoli disinteressati al cibo o propensi a mangiare solo alimenti di una determinata consistenza. Una considerevole perdita di peso, accompagnata da carenze nutrizionali e limitata vita sociale sono sintomi inconfondibili del problema che può derivare da uno spavento traumatizzante come il rischio soffocamento, da fattori genetici. Appurato che l'atteggiamento del bambino non dipenda da intolleranze alimentari, si interviene sull'accettazione di un'alimentazione completa con tanta pazienza ed esperienze di gioco con tutti i cibi.

Purtroppo i disturbi alimentari dei bambini non si fermano a questo. Dai 3 ai 14 anni, infatti, possono svilupparsi anche altri problemi. Vediamo i più diffusi. L'anoressia e bulimia nervose derivano dalla preoccupazione per il proprio peso e per la propria conformazione fisica e portano al rifiuto del cibo per evitare di ingrassare. L'alimentazione selettiva spinge i piccoli a preferire pochi cibi, scelti in base al gusto, ma anche all'odore ed alla forma, con i quali si alimenta regolarmente. Il tentativo di ampliare questa gamma di alimenti provoca disgusto e tentativi di vomito. L'alimentazione restrittiva, invece, prevede una scelta alimentare molto più ampia ma fortemente limitata nella quantità. Questo atteggiamento non genera problemi per la salute, ma con lo sviluppo puberale arriva una maggiore richiesta di energie alla quale provvedere con integratori e consigli dietetici. In questo scenario vasto e preoccupante, nel quale interagiscono genitori in affanno, schiaffeggiati dalla realtà di figli che crescono troppo in fretta sollecitati da esempi spesso fuorvianti, si staglia un altro disturbo: la perdita di appetito secondaria a depressione. Se l'ossessione per la propria fisicità è alla base di quasi tutti i disturbi alimentari ed è legata al controllo ossessivo del peso, che viene tenuto a bada con la rinuncia al cibo e con il vomito auto-indotto, possono esserci anche altri fattori scatenanti. Il rifiuto del cibo, infatti, può essere sintomo di un problema diverso. Un disturbo depressivo, quindi un cambiamento dell'umore e dei comportamenti, sono a monte e da essi deriva l'inappetenza.
È fondamentale, quindi, individuare la causa del problema. Alla luce delle drammatiche conseguenze di un rapporto malsano con il cibo, è comprensibile la preoccupazione di genitori e nutrizionisti e si comprende facilmente come si possa fare volentieri a meno di una bambola carina che non mangia e sorride!


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