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TIMAMME
14.09.2019 - 08:000

La mobilitazione di Hollywood contro le molestie sessuali

Le lodi e le critiche ai movimenti Time's Up e #MeToo

 

In principio fu il caso Weinstein che aprì un ciclopico vaso di Pandora su storie di molestie sessuali, compiute dal produttore cinematrografico americano ai danni di numerose donne. Il protagonista respinse ogni accusa, ma venne licenziato dalla sua compagnia ed espulso dalle associazioni professionali di categoria, mentre le donne, coinvolte direttamente o solo desiderose di sostenere la causa, si mobilitarono contro questi avvenimenti nello specifico e contro le molestie sessuali in genere. Nacquero così  #MeToo e Time's Up, due tra le iniziative più famose e di rapido sviluppo degli ultimi tempi. Cosa fanno i due movimenti? Il primo prende forma nel 2017, seguendo le regole della comunicazione dei social media: inizialmente è l'hashtag utilizzato per taggare l'argomento molestie sessuali, e tutti i contributi ad esso forniti, e diventa un vero movimento femminista che lotta contro la violenza sessuale sul lavoro. Molti volti noti del mondo cinematografico hanno aderito al movimento raccontando le proprie storie di violenza sessuale, in toni più o meno roboanti, da Gwyneth Paltrow ad Uma Thurman, senza dimenticare Asia Argento, Ashley Judd e, persino, Gina Lollobrigida.

Il movimento Time's Up, invece, è stato fondato agli inizi del 2018, significa Tempo Scaduto e rappresenta la mobilitazione di Hollywood come replica al caso Weinstein ed al movimento Me Too. L'organizzazione di Time's Up è un po' più strutturata rispetto al movimento di propaganda informativa dell'altro movimento. L'adesione di attrici e produttrici, ma anche scrittrici, avvocatesse e volti noti del mondo dello spettacolo, offre visibilità a questo coordinamento che si muove in difesa delle vittime di molestie sessuali con un sostegno anche in termini economici, grazie ad un fondo stanziato per il supporto legale offerto indistintamente a donne e uomini. Time's Up, inoltre, garantisce impegno contro la tolleranza di molestie persistenti all'interno delle imprese e per il raggiungimento della parità di genere negli ambienti di lavoro cinematografici.

Denunciare e combattere offrendo solidarietà e sostegno alle vittime è il filo conduttore dell'attività delle due organizzazioni, ma il loro impegno è stato anche criticato e sminuito. La disapprovazione, maschile e femminile in ugual misura, ha evidenziato soprattutto presunti aspetti semplicistici e di divisione. Attori di fama come Sean Penn e Liam Neeson hanno parlato di «caccia alle streghe» e «volontà di dividere donne e uomini», mentre soprattutto contro Me Too si sono schierate attrici note come Whoopi Goldberg, Brigitte Bardot, Catherine Deneuve, Megan Fox ed Angela Lansbury. Tra i commenti più spiazzanti c'è stato anche quello della femminista ed attivista Margaret Atwood che ha sancito l'inadeguatezza del considerare preventivamente colpevoli gli accusati.

Ed è così che Hollywood, dopo essere stata palcoscenico della nascita di queste iniziative lodevoli, volte a fare giustizia ed a ristabilire equità anche in termini di diritti e compensi, si è trasformata nello scenario perfetto per la loro gogna. Dagli applausi per gli intenti iniziali si è arrivati ai fischi per la trasformazione in strumenti politicizzati. E se Time's Up si difende grazie al suo operato anche burocratico, Me Too è scivolato in una lotta per conservare la propria identità di movimento a difesa delle donne, dalle accuse di catalizzatore improprio capace di definire violenza sessuale anche ciò che ad essa nemmeno si avvicina. La speranza comune è che i due movimenti recuperino la propria natura, scevra da condizionamenti, e che riprendano il proprio operato a difesa delle vittime dei veri casi di molestie sessuali sul posto di lavoro: un proposito necessario e nobile, difficile da bollare come una caccia alle streghe.


TMT (ti.mamme team)

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Ultimo aggiornamento: 2019-11-12 20:44:11 | 91.208.130.89