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TIMAMME
17.07.2019 - 08:000

Bambini e stress: la tenera età non protegge dalle ansie

La corretta gestione delle emozioni aiuta i piccoli a crescere equilibrati e responsabili

 

Un adulto conosce molto bene lo stress, lo riconosce e cerca di gestirlo nei modi e nei tempi più indicati. Per i bambini la situazione è più complessa e, forse, anche più pericolosa. Prima di tutto è bene sottolineare che anche i bambini possono essere stressati.

Per quanto strano possa sembrare, visto che si considera la loro età priva di preoccupazioni e priorità, lo stress è in agguato sin dalla prima infanzia. E quelli che si tende a definire capricci, in realtà, potrebbero essere l'espressione di un disagio intimo causato anche dalle pressioni esterne, dalle eccessive aspettative di genitori ed insegnanti, da richieste che appaiono come sfide. A tal proposito è necessaria una digressione esplicativa. Il cervello umano è «composto da tre strati sovrapposti ed interconnessi» nei quali risiede il bagaglio di bisogni, emozioni e razionalità di ognuno

  • Il primo strato è quello del cervello rettiliano nel quale albergano i bisogni primari dalla fame alla respirazione, per intendersi. Esso coordina la reazione ai pericoli.
  • Poi c'è il cervello mammaliano detto anche sistema limbico che ospita le emozioni forti e le reazioni ad esse, dalla paura alla rabbia, passando per attaccamento, divertimento, esplorazione, legami sociali ed istinto sessuale.
  • L'ultimo strato, detto neocorteccia o cervello razionale/superiore, è quello inizialmente meno sviluppato che completa la sua evoluzione alla fine dell'adolescenza, ovvero verso i 24 anni. Quest'area ingloba le altre due ed è quella destinata alla risoluzione dei problemi, ma anche alla consapevolezza ed al controllo di sé e delle proprie emozioni, alla cognizione di azioni e conseguenze. 


Detto questo, è facile intuire come nella prima infanzia non esista ancora la facoltà di comprendere gli stimoli esterni ed interni e sviluppare la reazione ad essi proporzionata. Se un bambino prova rabbia o paura o tristezza, per esempio, nel suo cervello inferiore scatta una sorta di allarme che rappresenta uno stress. Ne deriva una tempesta ormonale con abbondante rilascio anche di cortisolo, l'ormone dello stress, che innesca una risposta di allarme in tutto il corpo. Se questa situazione dura poco è persino utile, ma se la condizione di stress permane ed il livello di cortisolo rimane alto, possono esserci conseguenze negative su altre aree del cervello danneggiandole irrimediabilmente e condannando il piccolo a diventare un adulto incapace di reagire adeguatamente alle emozioni ed altre situazioni stressanti.

È compito degli adulti, quindi, sostenere i bambini nei loro stati emotivi sopprattutto i più intensi. Tranquillizzare e consolare un bimbo in un momento di stress è l'aiuto prezioso e necessario che gli consente di sviluppare la propria intelligenza emotiva, imparando a gestire i propri impulsi ed a riflettere sulle proprie sensazioni, riuscendo a sviluppare reazioni consone.

Fondamentale anche il contatto fisico con i piccoli durante un pianto disperato o una forte arrabbiatura, poiché li aiuta a creare migliori rapporti con se stessi e con gli altri. Si conferma, dunque, il concetto secondo il quale il benessere psicofisico di un adulto equilibrato nasce dall'educazione anche emotiva che gli è stata offerta da bambino.

 


TMT (ti.mamme team)

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