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L'OSPITE
12.06.2014 - 14:540

No Billag? Non siamo mica scemi!

Matthias Bizzarro, Presidente GLRT

Sull’edizione odierna di un quotidiano ticinese, Alain Bühler, presidente dei giovani UDC, lamenta l’assenza di GLRT nel comitato ticinese “no Billag”.

 

Ebbene, rispondiamo all’amico Bühler che, sebbene sia sempre un piacere collaborare per azioni di piazza comuni come già fatto con successo in passato (iniziativa 1:12 e salario minimo), crediamo proprio che i giovani UDC ticinesi questa volta abbiano preso un grosso granchio.

 

Cominciamo col dire che l’iniziativa “no Billag” non vuole abolire solo la Billag (come il nome suggerirebbe) - cosa su cui potremmo anche esser d’accordo - ma sancisce il divieto di finanziamento pubblico a radio e televisione (cioè il divieto del canone).

 

Ora, abolire il canone sarebbe un autogol clamoroso per il nostro Cantone. Infatti, si può leggere nel documento “fatti e cifre RSI 2012/2013” che, se nel 2012 i residenti della Svizzera italiana hanno versato canoni per 50 milioni di franchi, nello stesso periodo la RSI ha distribuito sul territorio ben 187 milioni di franchi. Questo perché gli italofoni pagano meno del 4% delle tasse di ricezione, mentre la RSI riceve il 20.5% dei fondi ripartiti dalla SRG alle unità aziendali. Abolendo il canone, quindi, rimarrebbero in Ticino molti meno soldi, il che mal si concilia con le rivendicazioni dell’UDC ticinese di salvaguardare il Ticino. Meno soldi per il Ticino? Viene in mente lo slogan di una nota catena di elettronica…

 

Vi sono però almeno altri due argomenti importanti a favore di un finanziamento pubblico della radiotelevisione:

Il primo è strettamente connesso con l’assetto plurilinguistico e federalistico della Confederazione. Due emittenti televisive e tre radio pubbliche in lingua italiana sono un importante contributo al plurilinguismo ed una valorizzazione importante della nostra lingua e cultura. È evidente che, senza il canone pubblico, ben difficilmente si vedrebbero, per fare un esempio, commedie dialettali alla televisione: è probabile invece che l’unico dialetto parlato, in caso di accettazione dell’iniziativa “no Billag”, sarebbe quello svizzero-tedesco.

 

Il secondo aspetto è quello - fondamentale in una democrazia semi-diretta - di un’informazione oggettiva. Ora, chiunque può criticare questo o quel programma informativo della RSI, e anche il sottoscritto non manca di rimanere accigliato dopo taluni servizi. La particolarità della radiotelevisione pubblica, tuttavia, sta nel fatto che vi sono chiare regolamentazioni che obbligano la radiotelevisione pubblica ad un’informazione corretta ed equilibrata (in particolare prima di votazioni ed elezioni e a differenza degli organi di informazione privati, come ha stabilito una recente sentenza del Tribunale federale). Ogni cittadino che sia in disaccordo con i contenuti di un programma può rivolgersi all’organo di mediazione radiotelevisivo ed in seguito adire l’autorità di ricorso indipendente. Si tratta di aspetti fondamentali che garantiscono alla popolazione l’informazione necessaria per l’esercizio dei propri diritti politici.

 

Quanto sopra non è da intendersi quale carta bianca alla radiotelevisione pubblica per ogni genere di spesa a carico dei cittadini. La radiotelevisione pubblica deve utilizzare le proprie risorse in modo oculato e senz’altro in quest’ambito vi sono margini di miglioramento. Questo però è un tema separato su cui non occorre dilungarsi.

Visti i grossi problemi dell’iniziativa “no Billag” appena elencati, ci risulta difficile comprendere l’impegno dei giovani UDC in questo senso, a meno di non interpretarlo come smania di scendere in piazza ad ogni occasione. Il nostro invito all’amico Bühler è quindi quello di ripensare il proprio appoggio ad un’iniziativa fondamentalmente contraria alle minoranze linguistiche senza farsi abbagliare dalla direzione zurighese del proprio partito.

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