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La sicurezza che vogliamo nel traffico merci

Angelo Stroppini, segretario sindacale SEV
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La sicurezza che vogliamo nel traffico merci
Angelo Stroppini, segretario sindacale SEV
Parliamo di sicurezza ferroviaria Lo facciamo nell’ ambito dei treni merci. Un argomento scottante. Iniziamo con una premessa. La ferrovia è il mezzo di trasporto più sicuro. E così deve rimanere. Molti ...

Parliamo di sicurezza ferroviaria

Lo facciamo nell’ ambito dei treni merci.

Un argomento scottante.

Iniziamo con una premessa. La ferrovia è il mezzo di trasporto più sicuro.

E così deve rimanere.

Molti di voi lavorano nell’ambito della sicurezza. Per 24 ore al giorno date il massimo affinché i treni circolino a destinazione puntuali e sicuri.

Lo fate in base a chiare direttive.

Nel traffico merci liberalizzato, le direttive europee prevedono, ad esempio, che un treno merci proveniente dal Belgio diretto a Gallarate, non venga più controllato nei dettagli dall’inizio del viaggio sino alla fine.

In gergo ferroviario si chiama: “regime su fiducia”.

Il treno viene preparato e controllato alla partenza. Ogni singolo carro viene registrato con i suoi dati che vengono poi immessi in una documentazione elettronica che a sua volta viene spedita elettronicamente alle diverse nazioni dove questo treno dovrà circolare.

Il treno è così pronto per il suo viaggio “su fiducia”.

Il nostro treno proveniente dal Belgio percorre così le diverse nazioni, attraversando agglomerati importanti, sino a raggiungere la Svizzera.

Un breve controllo alla frontiera - perché le nuove direttive lo prevedono - e poi via attraverso l’altopiano svizzero, la vecchia linea del Gottardo fino a Bellinzona S. Paolo.

Alla stazione merci di Bellinzona S. Paolo il treno viene controllato minuziosamente.

Perché tante attenzioni per un treno che ha già percorso praticamente mezza Europa?

Perché l’Italia prima che un treno merci entri sul proprio territorio, esige controlli approfonditi

A Bellinzona S. Paolo, dunque, una squadra di 13 collaboratori esegue controlli capillari per i treni provenienti da Nord e diretti in Italia.

Le etichette sui vagoni vengono confrontate con i documenti elaborati all’inizio della corsa

E che cosa scoprono questi collaboratori?

Scoprono ad esempio che un carro indicato in testa al treno si trovi invece in coda.

Scoprono che l’etichetta del carro menziona la presenza di merce pericolosa, ma questa non è indicata nella documentazione.

Scoprono che la merce pericolosa segnalata sul carro non corrisponde a quella menzionata nella documentazione.

Scoprono che alcune valvole dei contenitori sui carri merci non sono adeguatamente chiuse.

Immaginiamo se uno di questi carri deragliasse, con conseguente fuoriuscita di prodotto. Magari sulla linea del Gottardo o magari nel bel mezzo di un agglomerato densamente popolato.

Per intervenire i pompieri si affidano alla documentazione elettronica e decidono le modalità di intervento a dipendenza del contenuto menzionato in questa documentazione.

Intervengono con un prodotto (acqua invece di schiuma) mentre dovrebbero agire diversamente. Già successo pure questo. Per fortuna la sostanza fuoriuscita dal carro non era tossica…

Questo non va bene.

Questa non è sicurezza.

I treni che circolano devono essere sicuri. Tutti dovrebbero essere come quelli diretti a Sud che partono da Bellinzona S. Paolo!

Dopo l’incidente di Viareggio, l’Italia ha accentuato i controlli. Dopo l’incidente…

Non possiamo e non dobbiamo aspettare un altro incidente per correre ai ripari.

La liberalizzazione nel settore del traffico merci ha semplificato i controlli.

I controlli invece ci vogliono. Eccome! Vogliamo soprattutto veri controlli. Quelli inutili non ci interessano.

Per farlo ci vogliono risorse umane. Ci vuole personale qualificato! La sicurezza ha il suo prezzo.

Gli italiani molto probabilmente rinunceranno ai controlli di Bellinzona S. Paolo entro la fine dell’anno. Perché si adattano anche loro alle direttive europee.

La memoria dell’incidente di Viareggio sembra ormai spenta.

Cosa vuol dire? Vuol dire che i 13 collaboratori di Bellinzona S. Paolo rischiano di perdere il posto di lavoro. Così come i colleghi della BLS che eseguono dei controlli analoghi alla stazione di Chiasso.

Eppure i treni non sono diminuiti.

Ci troviamo in una situazione paradossale: più treni, ma meno personale per i controlli, e questi semplificati. A fiducia appunto.

Non sono parole al vento, illazioni. Ma fatti concreti che abbiamo documentato in un catalogo che raccoglie le irregolarità constate.

Ci rivolgeremo all’Ufficio Federale dei Trasporti e alla politica.

I colleghi che rischiano di perdere il posto di lavoro dovranno essere impiegati a favore di più controlli alle frontiere.

La loro esperienza nella sicurezza è una garanzia. Non perdiamo questo bagaglio importante di conoscenze ma impieghiamole in modo costruttivo.

Il trasporto ferroviario deve rimanere sicuro e per questo ci vogliono più controlli per i treni che percorrono il nostro territorio.

 

 

 

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