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Invasione di padroncini: si cominci a contrastarla!

Lorenzo Quadri, Consigliere nazionale e Municipale di Lugano per la Lega dei Ticinesi
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Invasione di padroncini: si cominci a contrastarla!
Lorenzo Quadri, Consigliere nazionale e Municipale di Lugano per la Lega dei Ticinesi
Dall’assemblea della Società svizzera impresari costruttori sezione Ticino è uscito un segnale allarmante. Le notifiche di padroncini e distaccati, che erano 23mila nel 2012, diventeranno con tutta probabilità 38mil...

Dall’assemblea della Società svizzera impresari costruttori sezione Ticino è uscito un segnale allarmante.

Le notifiche di padroncini e distaccati, che erano 23mila nel 2012, diventeranno con tutta probabilità 38mila a fine 2013. Se si pensa che fino a pochi anni fa le notifiche erano 8000, si ha la misura di quella che è una vera invasione. La quantificazione delle notifiche 2013 in giornate lavorative darà la misura delle cifre (enormi) che saranno andate perse anche quest’anno agli artigiani e alle ditte ticinesi a vantaggio della concorrenza d’Oltreconfine. Concorrenza troppo spesso sleale, poiché non paga né tasse né oneri sociali; e nemmeno stipendi in base agli standard svizzeri.

 

Premettendo che il problema del frontalierato, e questo vale anche per i padroncini, non può essere risolto se non tramite un contingentamento contrario alla libera circolazione delle persone (che deve quindi o essere limitata, o decadere) alcuni provvedimenti tuttavia possono e devono essere presi anche allo stato attuale.

 

1) Per prima cosa, abolire immediatamente le notifiche on-line. Le notifiche devono venire presentate in forma cartacea, con l’obbligo di allegare una lunga lista di documenti da consegnare di persona. Per l’evasione di queste pratiche si crei uno sportello, magari al confine. Quando la coda raggiungerà lunghezze chilometriche (ossia nel giro di pochi giorni) ed i tempi di attesa prima di ottenere un permesso si saranno dilatati, possiamo stare certi che l’invasione scemerà.

2) Il permesso rilasciato viene mandato in copia all’Agenzia delle entrate. Così il fisco italiano sa che il padroncino X (che in patria naturalmente non dichiara nulla) ha lavorato in Ticino nel tal periodo, e potrà andare a battere cassa.

3) Altri ostacoli burocratici possono venire aggiunti a piacimento. Ad esempio l’obbligo, quale presupposto per poter lavorare in Ticino, ad iscriversi ad una qualche associazione mantello creata ad hoc, sul modello delle casse edili italiane. Ovviamente – proprio sul modello italiano – l’iscrizione avviene a piena discrezione di misteriosi presidenti ed ha una tempistica di vari mesi.

4) Dal momento che, se i padroncini arrivano in Ticino, è anche perché qualcuno li chiama, si pubblichino on-line i nomi delle ditte che ricorrono a questo tipo prestazioni.

5) Si possono inoltre senz’altro aumentare i controlli ed inasprire le sanzioni per chi sgarra; e quasi la metà dei padroncini controllati nel 2012 ha dimostrato di essere irregolare. Da notare che questi provvedimenti non comportano un aumento dei costi, poiché i nuovi ispettori si finanzierebbero abbondantemente con le contravvenzioni spiccate.

 

Questi sono solo alcuni esempi di misure attuabili subito. Anche in regime di libera circolazione delle persone. Se ne possono senz’altro trovare di ulteriori e magari migliori: basta fare uno sforzo di fantasia. Sforzo che in questo momento è indispensabile e urgente. Dal governo cantonale ed in primis dal DFE ci si aspetta una reazione tempestiva. Le cifre rese note dalla SSIC-Ti non possono lasciare indifferenti.

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