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L'OSPITE

Scuola ticinese: per risparmiare occorre investire meglio

Claudio Franscella, Presidente Commissione scolastica del Gran Consiglio
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Scuola ticinese: per risparmiare occorre investire meglio
Claudio Franscella, Presidente Commissione scolastica del Gran Consiglio
Costato che da decenni, ogni volta che si discute dei preventivi dello Stato e delle relative misure di contenimento, si coinvolgono con dei tagli lineari sugli stipendi anche i docenti. E questo nonostante che le loro condizioni di lavoro si...

Costato che da decenni, ogni volta che si discute dei preventivi dello Stato e delle relative misure di contenimento, si coinvolgono con dei tagli lineari sugli stipendi anche i docenti. E questo nonostante che le loro condizioni di lavoro siano da tempo deteriorate e che i loro salari siano tra i più bassi della Svizzera.

È giusto che in situazioni di emergenza ogni componente dello Stato, e quindi anche la scuola, faccia i suoi sforzi per contribuire al miglioramento finanziario; che però ci si limiti quasi sempre a trovare delle misure straordinarie tese a peggiorare le condizioni salariali degli operatori scolastici mi sembra poco lungimirante e poco prospettico.

Oggi tutti riconoscono l’importanza della scuola per il futuro della società e ammettono che il compito del docente è divenuto vieppiù oneroso. Infatti l’insegnante deve occuparsi sempre più di situazioni nuove e problematiche di cui la famiglia e la società gli fanno oramai carico.

 

Non è quindi possibile pensare che il docente possa continuare ad operare con qualità in un contesto sociale che gli riserva sempre meno gratifiche, sia a livello di prestigio della professione, sia di considerazione politica.

A mio giudizio è quindi necessario trovare- con la collaborazione delle autorità, delle direzioni scolastiche e dei docenti- altre misure di risparmio, forse più strutturali, all’interno del mondo scuola. Sicuramente ci sono degli ampi margini di manovra in questo senso.

 

Ad esempio, non si potrebbe pensare di togliere qualche ora a questa o quella disciplina, sospendere o diminuire qualche servizio e sostegno, anche se si rischia di scontentare qualcuno?

 

Non sarebbe inoltre possibile verificare, per tutte le materie, se i libri di testo adottati sono validi o se addirittura non sarebbe opportuno far produrre da esperti e docenti dei libri adatti ai piani di formazione della scuola ticinese, in modo da evitare di aggiungere tonnellate di costose fotocopie?

Inoltre non si potrebbe dare alle sedi scolastiche cantonali una maggiore responsabilità e autonomia finanziaria per gestire un ben determinato budget per l’acquisto di arredamento complementare alla dotazione di base, di materiale didattico e di attrezzature legate alle tecnologie informatiche di comunicazione, senza dover sempre ricorrere a preposti uffici cantonali che non dimostrano grande efficienza in materia di risparmi?

 

E poi, in un momento difficile dal profilo finanziario come questo, è opportuno spendere una decina di milioni di franchi per diminuire gli allievi per classe da 25 a 22, quando attualmente abbiamo una media cantonale di 20/21 allievi per classe (più bassa della media svizzera!) e quando abbiamo appena rafforzato i servizi di appoggio e di sostegno pedagogico?

 

E questi sono solo alcuni esempi su cui riflettere. Mi auguro quindi che con il giusto approfondimento si possa trovare responsabilmente e in breve tempo, tutti assieme, una più ampia condivisione sul principio di razionalizzazione dei costi anche all’interno dell’organizzazione scolastica.

Il docente, però, deve rimanere una figura centrale rispetto all’offerta di una formazione di qualità alle nuove generazioni. Questo significa che solamente dei buoni docenti fanno una buona scuola. E per avere dei buoni, motivati e impegnati docenti è necessario responsabilizzarli e valorizzarli e non sminuire continuamente la loro figura sul piano salariale.

 

Risparmiamo quindi… investendo meglio!

 

 

 

 

 

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