Personale impiegatizio, pressioni e abusi in progressiva diffusione

Segretariato cantonale OCST
Per la Commissione tripartita in materia di libera circolazione si profila all’orizzonte la sfida più acuta e impegnativa finora affrontata: porre freno agli abusi salariali che vanno diffondendosi nel settore impiegatizio, evitandone il degrado.
Poiché sbocco tradizionale e preminente della manodopera locale, le distorsioni che si producono nel settore impiegatizio hanno un impatto più diretto e incisivo sulla popolazione. Vi si gioca perciò in ampia misura l’accettabilità della libera circolazione come pure il tipo di rapporto (di auspicata complementarietà oppure di deplorevole concorrenza) tra le componenti indigena e frontaliera della manodopera.
La regolazione del settore impiegatizio assume di conseguenza una rilevanza decisiva. Sollecita perciò in modo pressante le aziende e i corpi associativi imprenditoriali a farsi carico, assumendone la relativa responsabilità, della salvaguardia di livelli salariali in sintonia con il costo della vita locale e di adeguati sbocchi per i giovani al primo impiego e per le persone disoccupate con formazione impiegatizia.
Una piaga in preoccupante crescita - Con la libera circolazione è stato soppresso il filtro, che consentiva all’autorità di negare l’autorizzazione a nuove entrate di manodopera estera nella misura in cui fosse disponibile personale disoccupato o non fossero rispettati i salari usuali. Questa barriera, che aveva in passato protetto abbondantemente il settore impiegatizio impedendovi un afflusso significativo dall’estero, ha proiettato i suoi riverberi anche sul periodo immediatamente successivo all’entrata in vigore della libera circolazione. Da due o tre anni a questa parte gli argini, che erano nel frattempo diventati solo virtuali, si sono però rapidamente dissolti. Le assunzioni di manodopera frontaliera e soprattutto di frontalieri a bassi salari sono andate aumentando in modo rilevante (non certo per responsabilità dei frontalieri).
I casi più lampanti sono riscontrabili nella corona più esterna del settore impiegatizio, dove si annidano attività generalmente meno qualificate. Casi emblematici sono quelli dei call center e della vendita telefonica, il cui sviluppo è strettamente collegato alla libera circolazione. Si è infatti loro aperta la possibilità di reperire manodopera oltre confine ed è parimenti stato agevolato il trasferimento verso il Ticino di ditte provenienti dall’estero che si sono insediate portando il personale già alle loro dipendenze. In questi rami si riscontrano condizioni di lavoro deplorevoli. L’introduzione di salari minimi obbligatori nei call center per il tramite di un contratto normale di lavoro decretato dall’autorità ha sì portato un po’ di ordine ma talune aziende hanno prontamente escogitato stratagemmi volti ad aggirare il contratto normale.
Le distorsioni si stanno però insinuando anche nel cuore del settore impiegatizio, dove figurano attività maggiormente qualificate. Una rilevante fetta delle più recenti entrate di manodopera estera percepisce stipendi che faticano ad orbitare attorno a 3.000 franchi mensili. La piaga sta iniziando a lambire anche i rami che godono di un consolidato prestigio (società fiduciarie, immobiliari, studi legali..) e soprattutto quelli di più recente sviluppo ( emblematico è il caso del comparto informatico).
Un impatto non solo salariale - L’insinuarsi di stipendi al di sotto dei livelli usuali esercita una ricaduta duplice. Tende evidentemente a comprimere verso il basso le retribuzioni e la loro evoluzione. I bassi stipendi diventano rapidamente un parametro di riferimento in primo luogo laddove la presenza di lavoratori esteri è più numerosa ma successivamente anche, a centri concentrici, verso le altre categorie.
E’ poi riscontrabile un riverbero indiretto sull’occupazione. Nella misura in cui vengono offerti posti di lavoro scarsamente rimunerati, le persone senza impiego sono frenate dall’occuparli poiché il reddito conseguibile fatica a coprire il costo della vita. Gli aspetti salariali ed occupazionali tendono cioè ad intrecciarsi e ad avanzare appaiati.
Rafforzare gli organismi di gestione e controllo sociale - Dal contagio dei bassi salari rimangono immuni alcune aree significative (in particolare il settore pubblico e quello bancario) così come le fasce di più elevata professionalità (funzioni direttive o professionisti attivi in campi redditizi quale il ramo finanziario). Negli altri comparti è al contrario già oggi rilevabile la presenza di germi corrosivi che tendono a moltiplicarsi. La loro diffusione trova del resto un humus favorevole nell’accresciuta flessibilità del lavoro così come nella diversificazione e frammentazione del settore, che concorrono a tenere parzialmente occultate o meno rintracciabili le situazioni di abuso.
Occorre perciò modellare forme di gestione collettiva del settore. E’ indispensabile rafforzare la cultura del dialogo e della responsabilità sociale, che sfoci nella creazione di spazi di collaborazione tra le aziende, aggregate in associazioni di categoria, e le organizzazioni sindacali. Questo indirizzo è d’altronde favorevole alle aziende stesse che, qualora avanzino invece a ranghi sparsi, si espongono in misura maggiore ai contraccolpi di un mercato fortemente selettivo. Una strategia imprenditoriale comune rientra perciò nel loro stesso interesse. Un analogo beneficio è tratto da una adeguata collaborazione con la controparte sindacale, che può contribuire a rafforzare il peso e l’autorevolezza verso l’esterno dei diversi comparti.
Una indispensabile regolazione contrattuale - Il pilastro principale, sul quale innestare una più efficace tutela delle condizioni lavorative e una fruttuosa collaborazione tra le componenti sociali del settore, è il contratto collettivo di lavoro. Consente di fissare le condizioni minime, così da impedire gli abusi più penalizzanti, e istituisce uno spazio di confronto e di cooperazione tra le parti sociali. L’obiettivo contrattuale è oggi frenato – come sopra evidenziato – da una frammentaria cultura del dialogo sociale e persino dall’assenza in taluni comparti di forme associative che riuniscano le aziende stesse.
E’ perciò indispensabile un intervento dall’esterno che faccia da catalizzatore delle aziende e da promotore del loro dialogo con la parte sindacale. Le associazioni professionali già costituite devono potere avvertire ed assumere la responsabilità di una regolazione delle condizioni di lavoro per il tramite dello strumento del contratto collettivo di lavoro. Laddove non esistano forme aggregative delle aziende, dovrebbe essere la Camera di commercio ad assumere un ruolo di regia, favorendo la costituzione di gruppi e associazioni padronali e guidandole nei rapporti con la parte sindacale.
Un piano di diffusione dei contratti collettivi - L’evoluzione della libera circolazione pone perciò le parti sociali di fronte ad una precisa responsabilità. Incombe su di loro il compito di discutere e adottare un piano di programmata diffusione dei contratti collettivi di lavoro.
E’ pure interpellata la Commissione tripartita che ha nel settore impiegatizio un fronte cruciale di impegno e di intervento. Nella misura in cui l’obiettivo di diffusione dei contratti collettivi di lavoro si scontri a resistenze e intoppi la commissione è chiamata ad adottare misure di accompagnamento alternative (in particolare l’introduzione di salari minimi per il tramite di contratti normali di lavoro).
Per la rilevanza del settore impiegatizio, la prevenzione e la lotta contro gli abusi incitano anche a verificare l’adeguatezza delle odierne misure di accompagnamento, che l’OCST ha già sollecitato a completare (presa di posizione “Quale impatto e quali misure per preservare gli equilibri del mercato del lavoro?”, 26.04.2012).
La palla è nel campo delle associazioni padronali - L’OCST sollecita la Camera di Commercio e le associazioni di categoria ad un impegno congiunto che punti a regolare le condizioni di lavoro per il personale impiegatizio, fondando nel contempo uno spazio di collaborazione tra le parti sociali.
L’OCST, che ne è all’origine, chiede pure che si prosegua nel controllo sistematico di ogni nuova entrata di personale impiegatizio dall’estero. Questo intervento consente di disporre di informazioni puntuali sulle condizioni di lavoro e sui motivi delle assunzioni.
L’OCST intende impegnarsi per fornire al settore impiegatizio un quadro regolativo al passo con la nuova situazione del mercato del lavoro e la libera circolazione. Intende con pari vigore denunciare i casi nei quali le aziende utilizzano la libera circolazione e l’accesso di manodopera frontaliera a fini speculativi.




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