Quando la distanza territoriale diventa uno spartiacque culturale...

Edoardo Cappelletti, coordinatore della sezione Luganese del Partito Comunista
La Casa dello studente era un struttura abitativa che, fino a poco tempo fa, accoglieva a Lugano numerosi studenti provenienti dalle valli. Adesso invece, a causa di una sprovveduta decisione sostenuta dal ministro Bertoli, questo ponte fra il centro urbano e le sue periferie è a serio rischio di smantellamento.
I ragazzi che finora hanno usufruito della Casa dello studente, situata a pochi passi dai rispettivi istituti scolastici, hanno tratto da essa un grande vantaggio: la riduzione del gapterritoriale che divide gli studenti delle città da quelli delle valli. Questi ultimi, non avendo la possibilità di spostarsi quotidianamente a Lugano per gli studi, hanno pertanto trovato in questo alloggio una risposta ai loro problemi. La Casa dello studente ricopre infatti un ruolo fondamentale nella garanzia del diritto allo studio, il quale, seppur rischiamo spesso di dimenticarcene, ha anche una marcata dimensione geografica e territoriale: esso non può infatti prescindere dalla possibilità di raggiungere fisicamente le sedi scolastiche.
Il provvedimento volto a spostare la Casa dello studente a Bellinzona (questa la disposizione definitiva) starebbe a significare, oltre che la volontà di sopprimere uno strumento necessario affinché il diritto allo studio sia esteso a tutti, la riluttanza dei vertici cantonali a fare i conti con una realtà che, in teoria, dovrebbero rappresentare.
Come affermato dal padre di due studentesse di Lugano provenienti dalle valli, lo spostamento della Casa dello studente a Bellinzona farebbe perdere all’infrastruttura la sua ragion d’essere: vale a dire quella di favorire gli spostamenti a coloro che, altrimenti, sarebbero impossibilitati ad intraprendere un percorso di studi nel luganese.
Inoltre, benché a fare le spese di questa inavveduta decisione saranno gli studenti e le loro famiglie, l'opinione di questi ultimi non conta. Questa misura, l'ennesima presa in modo anti-democratico e verticistico, ha chiuso ogni possibilità di dialogo con le parti interessate ed ha dimostrato così, per l'ennesima volta ancora, il distacco dei nostri rappresentanti dal tessuto sociale che dovrebbero coscienziosamente gestire.
Il Partito Comunista richiede in modo imperativo che le esigenze delle valli ticinesi non vengano subordinate a quelle dei centri urbani e rivendica pertanto che, al fine di garantire le pari opportunità di riuscita nello studio di tutti i cittadini, si trovi una nuova sistemazione alla Casa degli studenti che rispecchi le necessità dei diretti interessati.




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