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L'OSPITE
20.11.2020 - 10:480

Anti-terrorismo: i rischi della prevenzione

Nara Valsangiacomo

La revisione della legge anti-terrorismo, approvata questo 25 settembre, prevede un ampliamento delle misure della lotta e della prevenzione al terrorismo. La polizia avrà perciò maggior giurisdizione, potendo interrogare e limitare le libertà di movimento sulla base di semplici sospetti. Le misure vanno dall’obbligo di colloquio, al divieto di contatto con persone e gruppi, al divieto di movimento fino al confinamento, ovvero agli arresti domiciliari. Quest’ultima è l’unica misura per cui è necessaria una decisione giudiziaria, negli altri casi l’attuazione è a discrezione della polizia federale Fedpol.

La vaga definizione di “terrorista” rende ancora più aleatoria la legge. Terrorista è la persona che “si suppone possa compiere attività terroristiche” le cui “attività terroristiche” sono “azioni tendenti a influenzare o a modificare l’ordinamento dello Stato” attraverso gravi reati o “propagandando paura e timore”. Seguendo questa logica i manifestanti dello sciopero del clima, i quali allarmando sulle conseguenze della crisi climatica e richiedendo cambiamenti concreti nell’approccio del governo potrebbero essere considerati terroristi e sottoposti a queste misure. Il carattere preventivo si spinge fino a punire non più l’azione, bensì a un livello astratto l’intenzione e il pensiero.

Un rischio aggiuntivo di questa vaghezza è il targeting razziale o “racial profiling”, processo per cui alcuni individui sono sproporzionatamente oggetto di misure repressive a causa di pregiudizi rivolti alla categoria culturale, sociale e etnica cui appartengono.tristemente conosciuto a causa del caso George Floyd e delle manifestazioni di Black Lives Matter che ne hanno ripetutamente denunciato le conseguenze. Nelle discussioni avvenute in Parlamento sembra infatti scontato il riferimento al fondamentalismo islamico e a “viaggi per la jihad”. È perciò intuibile come il peso del sospetto scivolerà sul piano inclinato dei pregiudizi ed andrà a discapito di un “loro” costruito dal timore. Il pericolo del terrorismo è sì presente e molto sentito, ma è un problema complesso da affrontarsi con altri metodi. La radicalizzazione e militarizzazione dello stato, rischia di essere controproducente causando maggiore marginalizzazione e incoraggiando l’invettiva terrorista.

Oltre ad ignorare la presunzione di innocenza, lasciare estrema libertà di azione alla polizia e basarsi su definizioni vaghe, la legge permette misure anche sui giovanissimi, dai 12 anni di età o dai 15 per quanto riguarda l’arresto domiciliare.

Rappresentanti dell’ONU hanno già criticato la Confederazione per minacciare sia i diritti umani che i diritti del fanciullo. Decine di avvocat*, giurist* ed espert* in legge hanno sottoscritto un’accorato appello chiedendo delle urgenti modifiche.

Le Giovani Verdi sostengono il referendum contro questa vaga e pericolosa revisione di legge la quale, otre ad essere liberticida, rischia di favorire giudizi aleatori e tendenziosità nei confronti di persone innocenti.


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