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L'OSPITE
05.09.2020 - 09:450

Immigrazione: il troppo è troppo

Giorgio Ghiringhelli, Losone

LOSONE - Con la complicità di buona parte dei mass media, gli avversari dell’iniziativa dell’UDC “per un’immigrazione moderata” stanno cercando in tutti i modi di distogliere l’attenzione dei cittadini dal vero nocciolo della questione. Anziché dibattere sulla necessità o meno per un piccolo Paese come il nostro di regolamentare un’immigrazione che in barba alle previsioni fatte 20 anni fa dal Consiglio federale sta prendendo sempre più le forme di un’invasione incontrollabile, essi mirano a terrorizzare i cittadini dipingendo scenari catastrofici per l’economia elvetica in caso di abrogazione unilaterale dell’Accordo sulla libera circolazione delle persone e possibile conseguente disdetta da parte dell’UE di altri sei Accordi (su oltre 120 in vigore…) collegati al primo da una clausola contrattuale.

Perché fanno quest’opera di “distrazione di massa” ? Forse perché certuni di loro traggono vantaggio da una crescita demografica e da un’economia gonfiata, come ha maliziosamente insinuato Reiner Eichenberger, professore di politica finanziaria ed economica dell’Università di Friborgo, in un articolo apparso lo scorso 2 luglio nella “Handelszeitung”?

E allora consiglio caldamente a chi avesse le idee confuse di leggere l’edizione straordinaria del giornale dell’UDC che negli scorsi giorni è stato distribuito a tutti i fuochi, e dove finalmente si mettono a fuoco i problemi causati da quell’immigrazione che l’iniziativa non vuole certo azzerare ma semplicemente adattare alle nostre effettive necessità e possibilità.

L’Accordo sulla libera circolazione delle persone, che consente a 500 milioni di cittadini dell’UE di stabilirsi in Svizzera e godere delle sue invidiabili prestazioni sociali, è entrato in vigore a titolo definitivo nel 2007. Da allora il numero di stranieri residenti nel nostro Paese è aumentato di quasi un milione di unità: un’enormità in rapporto agli 8,5 milioni di abitanti. Le conseguenze negative di questa invasione sono evidenti: dumping salariale, precarizzazione e sostituzione di manodopera, esplosione dei costi sociali, necessità di alloggi con conseguenti cementificazione dell’ambiente, rincaro degli affitti e del prezzo degli immobili, treni sovraffollati e in ritardo, ingorghi del traffico stradale, accresciuta necessità di aule scolastiche e di letti di ospedali, inquinamento fonico e atmosferico, aumento della criminalità e così via. Tutti questi problemi, che ci costano parecchi miliardi di franchi, sono destinati a moltiplicarsi per via della crisi economica causata dal coronavirus che sta convogliando verso la Svizzera sempre più europei attratti dai salari elevati ma anche dal livello degli aiuti sociali che non ha eguali in Europa.

Anziché concentrarsi su questi reali problemi che arrischiano di mandare all’aria il benessere, la qualità di vita, la pace sociale e la stabilità della Svizzera, la stampa mainstream nazionale e gli avversari dell’iniziativa preferiscono dissertare in modo miope e irresponsabile sulle ipotetiche conseguenze che un’eventuale approvazione dell’iniziativa avrebbe per l’economia svizzera, enfatizzandone i possibili risvolti negativi e dando per certo ciò che certo non è. In realtà, come nel giornale dell’UDC ben si spiega (a pagina 6), i sei Accordi che sono a rischio di disdetta hanno compensato solo in minima parte la perdita di benessere che la libera circolazione delle persone ha comportato per la popolazione svizzera. E dunque è di secondaria importanza sapere che fine faranno questi Accordi: se rimarranno in vigore tanto meglio, ma se l’UE per ripicca vorrà disdirli contro il suo interesse va bene ugualmente! 

Per il bene del mio Paese e delle future generazioni mi auguro che i cittadini, non cederanno alle pressioni e ai ricatti e non si sottometteranno a un’UE che fa la voce grossa con i deboli ma che ma che conta sempre di meno nel mondo.

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