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L'OSPITE
22.03.2020 - 10:180

Coronavirus, e dopo l’emergenza?

Paolo Ortelli, deputato PLRT in Gran Consiglio

Tra 2,3 forse 4 mesi, con conseguenze ancora imprevedibili dal punto di vista sanitario, ma già chiarissime da quello economico, questa emergenza Covid-19 rientrerà,  ridando ahinoi slancio al vecchio detto della tradizione “an bisest an funest”. Ripartiremo certo, a fatica ma con l’energia che è propria a questo Cantone, leccandoci ferite profonde e con un bilancio prima umano e a seguire economico, molto pesante. 

Se questa è la realtà, e lo sarà, ecco che allora dovrà essere perlomeno responsabilità del sistema paese riuscire ad analizzare approfonditamente non solo i processi di gestione della crisi ma si dovrà responsabilmente soprattutto fare i conti con la clamorosa verità emersa prepotentemente. 
Il nostro Cantone si sta rilevando fragile, fragilissimo in quanto troppo esposto all’integrazione strutturata di forza lavoro esterna e questo soprattutto in un settore delicatissimo come quello della sanità. 

La ormai storica definizione di economia a rimorchio declinata negli anni 80 dal professor Rossi è stata in questi anni giustamente definita superata. Oggi invece è forse tempo, a quarant’anni di distanza, di parlare schiettamente di un'economia troppo esposta in certe fasce operative e produttive perché costituita prevalentemente da manodopera proveniente da fuori cantone. 
Un’economia quindi che, anche se comunque ricca di eccellenze imprenditoriali, è caratterizzata da una clamorosa ed evidente sovraesposizione tra manodopera residente e non residente sia in realtà aziendali che amministrative. E questo ben oltre a quei settori che tradizionalmente vi fanno strutturalmente capo, ma che non per questo possono chiamarsi fuori da questa riflessione generale.

Il Cantone è forse di fronte a un punto di non ritorno e pertanto è tempo di immaginare e sviluppare concrete politiche economico-formative coinvolgendo le migliori eccellenze economiche del paese alla ricerca di nuove strategie.  A medio termine dobbiamo essere in grado di sviluppare una chiara visione operativa (orizzonte 2035?), che generi progetti di riequilibrio progressivo di questa bilancia, pianificati strategicamente con priorità puntuali d’intervento in tutti i comparti economici. 

Un cantiere che partendo dall’emergenza emersa in ambito sanitario, se si avrà il coraggio di affrontare, costerà certamente molto, e dove saranno in molti a fare gara nel sollevare criticità gridando “non è possibile”, eppure una strada che deve essere intrapresa e che avrà ragione di esistere se tutti faranno la loro parte. 

Non si tratta di affrontare il discorso in una semplice logica univoca, che certamente troverà nei prossimi mesi grande risonanza all’interno del dibattito sulla votazione del 17 maggio sulla libera circolazione delle persone, ma di impegnare l’intero sistema economico in una importante conversione strutturale di fondo a prescindere, nella ricerca di un nuovo equilibrio. 

Un patto di paese costruito sulla responsabilità politica e imprenditoriale riscoprendo e prolungando, di fatto, il purtroppo triste e forzato esercizio imposto dall’attuale emergenza che sta richiedendo a tutti un clamoroso impegno di responsabilità civica probabilmente mai visto negli ultimi decenni e per nulla scontato.

 

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