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L'OSPITE
15.03.2020 - 08:000

Infermiere/i e ospedali: inerzia e risparmismo inconcepibili!

Raoul Ghisletta, granconsigliere PS e segretario VPOD

La crisi del coronavirus fa riemergere il tema della mancanza di infermiere/i in Ticino. Si tratta di un tema vecchio, sul quale il Gran Consiglio ha già deliberato, ma il Governo non ha concretizzato quanto deciso. Infatti il 24 marzo 2003 il legislativo cantonale approvò l’iniziativa parlamentare generica del 2011 presentata dal PS e denominata “Aumentare il numero di allievi infermieri e di altri operatori sociosanitari e ripartire equamente i costi di formazione grazie alla creazione di un fondo di compensazione per la formazione e il perfezionamento professionale (inserimento di una base legale nella legge sulle scuole professionali)”. E approvò lo stesso giorno anche un’altra iniziativa analoga di Mauro dell’Ambrogio a nome del PLR. Nel 2017 vi fu un terzo atto parlamentare, questa volta del PPD Simone Ghisla, intitolato “Per una formazione del personale infermieristico e di cura che rispecchi le esigenze socio-sanitarie del nostro Cantone”, che fu evaso nel 2018 da un messaggio e un rapporto poco incisivi. Idem per la mozione del 2018 di Gina La Mantia “Obbligo di formazione per le professioni sanitarie non universitarie - applichiamo il modello bernese anche in Ticino!”, la quale fu oggetto di un Beltramessaggio 7610 che omette la cosa più importante: si può incrementare ancora del 20% il numero degli infermieri formati in Ticino. Sono passati 17 anni e non si capisce perché il Ticino non abbia ancora adottato il modello del Canton Berna, che obbliga di fatto tutte le strutture a formare il massimo possibile di infermieri.
Nel 2018 il tema è diventato anche un tema federale grazie all’iniziativa popolare federale “Per cure infermieristiche forti” dell’Associazione delle infermiere, sostenuta anche dal Sindacato del personale dei servizi pubblici e sociosanitari VPOD: il Governo federale la combatte, il Consiglio nazionale ha accolto un controprogetto a fine 2019, il Consiglio degli Stati non ha ancora deciso.
Forse voteremo: e affermo, benvenga la votazione popolare!
Che occorra aprire gli occhi lo dimostra infine un comunicato dello scorso 6 marzo dell’Associazione degli ospedali svizzeri H+: essa denuncia “la revisione dell’ordinanza sull’assicurazione malattie (OAMal), posta in consultazione dal Consiglio federale a metà febbraio 2020, che ha pesanti ripercussioni sul panorama ospedaliero e dunque sull’assistenza sanitaria della popolazione svizzera. Il benchmarking con «baserate unitario» avvierà una morìa degli ospedali a livello nazionale e comporterà costi maggiori nei Cantoni.” A rischio sono 120 ospedali e 10'000 posti di lavoro!
In Ticino la revisione della pianificazione ospedaliera (istituti somatico-acuti, istituti di riabilitazione, istituti di psichiatria) dopo la sua parziale bocciatura da parte dei tribunali è ancora attesa, mentre cresce sempre più la pressione sui costi dell’Ente ospedaliero cantonale (EOC) e delle cliniche, che si ripercuotono inevitabilmente sulle condizioni di lavoro del personale. In tutti gli ambiti sanitari cresce il disagio del personale per i carichi di lavoro, per la burocratizzazione del lavoro, per le difficoltà di conciliare vita famigliare-lavoro, per il diffondersi di forme di lavoro su chiamata e per l’obbligo di supplire internamente le supplenze.
Non basta esprimere una generica solidarietà al personale sanitario quando ci sono le crisi sanitarie: bisogna rifletterci prima e dopo, quando si stanziano i mezzi finanziari! Lo Stato deve investire maggiormente nella formazione di personale infermieristico e nelle condizioni quadro di lavoro dei nosocomi per allungare la permanenza nel mondo del lavoro del personale formato, smettendo di speculare sulle finanze delle strutture sanitarie in generale (cosa che vale anche per chi lo fa con la scusa di ridurre i premi cassa malati: un problema che va risolto in altro modo!).

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