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18.02.2020 - 11:000

Chiudere l’aeroporto di Lugano-Agno, senza se e senza ma!

MPS

Con l’avvicinarsi della votazione del 26 aprile sui decreti di finanziamento, cantonale e comunale, dell’Aeroporto di Lugano-Agno si moltiplicano le azioni e i discorsi manipolatori rispetto a quello che dovrebbe essere un dibattito politico di fondo. Da destra, come da sinistra.

I sostenitori governativi dello scalo, pronti a sperperare milioni di fondi pubblici infischiandosene dell’ambiente, non esitano a usare i più biechi ricatti come il licenziamento collettivo dei dipendenti dell’aeroporto, promettendo, in caso di rifiuto dei referendum, la loro riassunzione.

Una parte della destra affaristica luganese sostiene il progetto di privatizzazione dell’aeroporto, ciò che comporterà una drastica riduzione del personale e, comunque, un’assunzione dei costi da parte delle autorità pubbliche mentre gli eventuali profitti futuri finiranno nelle tasche di un pugno di super-ricchi.  

A sinistra della destra, il PS Luganese e i suoi satelliti fanno a gara per garantire che i referendum non sono a favore della chiusura dell’aeroporto, ma solo per evitare uno sperpero di fondi pubblici. Per queste organizzazioni l’ipotesi di un aeroporto ridimensionato in mano ai privati è un’opzione più che accettabile, sostenendo quindi l’opzione della destra affaristica luganese. E tanto peggio per le legittime preoccupazioni ambientali. Per quanto riguarda il personale, si invocano piani di ricollocamento generici senza indicazioni concrete e vincolanti.

In questo dibattito politico, sempre più inquinato e caotico, è necessario ribadire le ragioni di chi, come l’MPS, considera i referendum un passo deciso verso la chiusura di un aeroporto che non serve ai bisogni sociali di mobilità della stragrande maggioranza dei cittadini, che brucia ingenti risorse finanziare da spendere invece per soddisfare dei bisogni sociali urgenti, che inquina per soddisfare le voglie aeronautiche di un club di super-ricchi.

L’aeroporto di Lugano-Agno non ha nessun impatto importante sul tessuto economico locale e cantonale. Prova ne è che da quando i voli di linea sono cessati non si è assistito a nessun processo di delocalizzazione, né di chiusure di settori produttivi, né è peggiorata l’attività turistica. Strano perché la cessata attività di una realtà che genererebbe un indotto di 195 milioni di franchi dovrebbe provocare non pochi sconquassi economici. Invece, nulla di tutto ciò. La situazione economica ticinese non sembra sentire la mancanza di questa attività. E questo è dovuto al fatto che l’aeroporto non risponde assolutamente a un bisogno sociale diffuso in materia di mobilità ma è servito semplicemente a facilitare il trasporto di qualche decina di bancari e industriali. A confermare questa impietosa verità sono i numeri: nel 2018 il numero di passeggeri (97'375) è stato inferiore a quello registrato nel 1983 (106'905). Il tracollo è spaventoso: dal 1995, apice del movimento con 403'222 passeggeri, al 2018, il punto più basso negli ultimi 35 anni, la contrazione è stata del 315%! Anche la compagnia Swiss l’ha capito, eliminando i suoi voli su Zurigo, rimpiazzandoli con una navetta ferroviaria.

Un aeroporto per i manager ma che è costato decine di milione di franchi alla popolazione ticinese. Dal 2001 al 2018, cumulativamente, lo scalo luganese ha registrato perdite operative per 15’750 milioni di franchi, una media annuale di 875'000 franchi. Già dal 2010, LASA avrebbe dovuto consegnare i bilanci in pretura per manifesto sovraindebitamento. È solo grazie alla continua postergazione del debito contratto dalla società nei confronti della città di Lugano che questo scenario è stato evitato. Secondo stime molto prudenziali, tra il 1963 e il 2018, la città di Lugano avrebbe iniettato tra i 55-60 milioni di franchi nello scalo cittadino. Una cifra pazzesca per servire gli interessi di una manciata di “cittadini privilegiati”. L’aeroporto triturerà altre decine di milioni anche in futuro. Nell’immediato, se i referendum dovessero essere sconfitti, cantone e città di Lugano verseranno 9,6 milioni unicamente per rifinanziare la società LASA. Successivamente, la città di Lugano in particolare, è pronta a sperperare altri 51,4 milioni di franchi per rilanciare un cadavere…

Se l’aeroporto serve a una manciata di manager e di ricchi globalisti, l’inquinamento da esso provocato colpisce tutti indistintamente, è un problema ambientale e sociale collettivo. Secondo il Consiglio federale, il 12% delle emissioni di CO2 prodotte in Svizzera sono da mettere in conto al traffico aereo. Inoltre, secondo l’Ufficio federale dell’ambiente, il traffico aero è responsabile del 7% delle emissioni complessive di ossidi di azoto in Svizzera, concentrate in particolare in prossimità degli aeroporti. Il rapporto fra traffico aereo e inquinamento risulta ancora più inaccettabile nel contesto di un aeroporto come quello di Lugano-Agno che serve per voli di corta durata. L’aereo inquina 30 volte di più e costa il 160% in più del treno! Chi si dice per una svolta radicale della politica ambientale non può più tollerare un aeroporto che non serve a nulla, ma che inquina a più non posso!

A chi si scopre paladino dell’ultimo minuto dei dipendenti dell’aeroporto, rispondiamo che l’unica seria presa a carico degli interessi delle lavoratrici e dei lavoratori della Lugano Airport SA non può che passare da un loro ricollocamento presso i servizi comunali, cantonali e federali. Un piano sociale che doveva essere discusso, elaborato e applicato da almeno due anni, usando una minima parte dei fiumi di denaro pubblico che Zali e Borradori vorrebbero incenerire nell’operazione di rilanciare un cadavere che neppure cammina più.

Per queste ragioni l’unica alternativa responsabile è la chiusura dell’aeroporto. Perciò invitiamo a votare un NO massiccio, il prossimo 26 aprile, ai decreti di finanziamento decisi dal Parlamento cantonale e dal Consiglio Comunale di Lugano.

 

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