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Tamara Pedrazzoli Bernasconi
L'OSPITE
19.02.2020 - 08:000
Aggiornamento : 08:33

Più coraggio per una Bellinzona degli eventi

Di Tamara Pedrazzoli Bernasconi, Lista n. 3 PLR, candidata n. 19 al Consiglio comunale

“Vivo morto o X”, cantava 25 anni fa Ligabue in un pezzo che noi tutti ventenni o poco più ascoltavamo nel nostro walkman. E ci dicevamo, anche se con il testo della canzone non c’entrava nulla, che Bellinzona per noi giovani era davvero una Città morta. Oggi ho due figlie adolescenti che mi dicono più o meno la stessa cosa: “Ma mamma, a Bellinzona non c’è niente da fare!”.

Eppure, se qualcuno arrivasse a Bellinzona in questi giorni non esiterebbe “Non può essere che qui la festa! Io no che non mi annoio”, per citare un’altra canzone famosa. Per Carnevale Bellinzona si trasforma, lo sappiamo, sei giorni di bagordi senza freni, manco fossimo a Ibiza nel mese di agosto. E poi? Per i critici la Bellinzona del divertimento si ferma qui, oltre il Carnevale non c’è nulla. Ma è davvero così?

Non proprio, calendario alla mano. Nel comprensorio della nuova Città di Bellinzona ogni anno vengono organizzati più di 500 eventi, piccoli e grandi che siano, per tutti i gusti e tutti i pubblici, giovani, meno giovani e ex giovani. Pensiamoci bene. A parte qualche buco c’è sempre qualcosa “in Città” (Natale, BelliEstate, concerti, festival, mercati, feste, carnevali, mostre, esposizioni, rassegne teatrali, ecc.)

Ma allora dove sta il problema? Il problema è che la nuova Città di Bellinzona non ha una propria identità in materia di cultura e eventi. Fa tante cose, piccole e grandi, ma non ha una chiara strategia, non è profilata e non ha un brand “spendibile” sul mercato. Se Locarno è la Città del cinema e degli eventi estivi, Lugano dei festival all’aperto, Bellinzona non è né carne né pesce.

Che fare allora? Avere più coraggio. Fare degli eventi e della cultura (non elitaria) un progetto strategico su cui – con gli altri – basare il rilancio della Città. Darsi una linea, definire con gli organizzatori privati le manifestazioni e gli eventi di spessore e di richiamo su cui posizionarsi e investire (di più), magari idearne un paio di nuovi (ad esempio, per rimanere in tema musicale, un bel festival che valorizzi il nuovo Parco urbano nella seconda metà di agosto quando altrove non succede niente). Insomma crederci per davvero.

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