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13.02.2020 - 09:250

Quando il bullismo entra in rete e soprattutto a scuola

Luca Campana Presidente associazione Life for Children

È un tema, quello della connessione mobile, attuale più che mai sia nella scuola che in politica, tanto da dover farci interrogare sul come abbiamo fatto noi neogenitori (ironico) a non aver potuto durante tutto il percorso delle scuole obbligatorie fare a meno di apparecchi connessi in rete tra una moltitudine quasi infinita di informazioni e possibilità social.

Purtroppo, il cybercrime avanza in tutto il mondo, gli illeciti a livello globale sono aumentati del 38% nel 2018 e le denunce a tutela dei propri figli non sono da meno, anch'esse incrementate negli ultimi 10 anni (OMS), con difficili perseguibilità nel crimine, tenendo sempre a conto certe remore famigliari a mantenere una sfera privata, non comunicando a chi di dovere tutti i comportamenti.

Se il bullismo si debella dall'interno del gruppo sfruttando tutte le potenzialità che un insieme guidato di soggetti può offrire, più difficile è la rappresentazione mentale complessiva del problema. Capita di apprendere dai social che una fanciulla si toglie la vita per materiale intimo pubblicato in rete, il problema sembra essere lontano ed appartenente ad un'altra società, ma da quello che appare dai discorsi di genitori nel mio quartiere il problema è purtroppo attuale anche alle nostre latitudini e aggressivo quale una belva di silicio china a sferrare un tecno-digitale morso.

Per voler aiutare i giovani serve maggiore attenzione e sensibilizzazione mirata anche a scuola; interventi in classe che favoriscano sempre un dialogo in cerchio discutendo con il maestro del problema reale, problema che può provocare problematiche serie per anni, in certi casi per tutta la vita.

Un fenomeno avulso, uno scherno verso il soggetto coinvolto, depauperante della propria personalità e autostima.

Il mezzo di trasmissione del messaggio è inesauribile e spesso alienante. Un video girato con il telefonino in classe che riprende un alunno vittima delle angherie dei propri compagni ne è un classico esempio. L’escalation è rapida. Un filmato estero di qualche giorno fa "raccontava" di un ragazzo che sbraitava contro un prof. intimandolo di modificare il cinque in sei, non contento, lo obbliga a mettersi genuflesso ai suoi piedi.

Un altro, vedeva come protagonista un giovane aspettato fuori da scuola da un gruppetto che dopo qualche insulto ha provveduto dopo averlo spintonato a terra a "riempirlo" di calci, mentre i passanti erano intenti a ridere e altri compagni a filmare. La scena, postata poco dopo sui social, è rimbalzata ovunque.

Aumenta il numero di studenti che aggrediscono e si prendono gioco dei loro docenti. Anche da noi. Serve un'educazione della persona, il telefonino o il tablet a scuola non è un male se rimane "disabilitato". Anzi, sarebbe quasi un bene.

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