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L'OSPITE
29.01.2020 - 22:310

Giovani e donne a rischio povertà. Se poi sei una giovane donna…

Nadia Ghisolfi, candidata al Municipio di Lugano e deputata in Gran consiglio per il PPD

Purtroppo ci sono statistiche dove il Ticino svetta regolarmente in Svizzera. Come quella della povertà, dove il nostro cantone risulta superiore alla media nazionale.

A essere colpiti soprattutto giovani e donne, le quali spesso non riescono a lavorare a tempo pieno e guadagnano sotto la soglia del secondo pilastro, senza quindi la possibilità di mettere da parte risorse economiche per la pensione, causando ovviamente un grave problema sociale sul lungo termine.

Possono essere ancora accettabili simili discriminazioni senza che si ravvisi la ben che minima volontà politica di porvi rimedio? A mio avviso assolutamente no, perché non è più tollerabile che benché preparate e indispensabili nel mondo del lavoro le donne siano ancora private dei più elementari diritti, a seguito della scandalosa discriminazione vigente in ambito nazionale tanto sul piano contrattuale e salariale, quanto su quello sociale e previdenziale.

Si tratta di un fenomeno che va sempre più estendendosi nei diversi rami professionali, attraverso la frammentazione dei tempi lavorativi, coinvolgendo una fascia sempre più ampia di lavoratrici e lavoratori che arrotondano il salario tramite più datori, con contratti di lavoro iniqui che, proprio perché privi dei più elementari diritti sociali e salariali, non consentono alcuna copertura assicurativa del secondo pilastro.

Presagire un futuro di precariato e povertà per centinaia di migliaia di persone negli anni a venire non è, dunque, per niente infondato, così come non è privo di fondamento credere che in futuro lo Stato sociale non potrà farsi carico dell’elevato strato di popolazione destinato a scivolare in una spiacevole situazione di povertà e d’assistenza, e i dati già oggi dimostrano questa tendenza.

Tali prospettive dovrebbero fare riflettere sulle gravi conseguenze economiche e sociali che a medio e lungo termine incombono nella nostra società, se non s’inverte la rotta attraverso un’opportuna modifica della Legge sulla previdenza professionale, che sancisca il sano principio legale di assicurare anche il salario percepito sotto la soglia di coordinamento e il salario percepito tramite più datori di lavoro, e tramite degli sbocchi professionali in loco. Cosa diremo altrimenti alle giovani donne, che oggi studiano e si stanno formando per il mondo del lavoro? Io non voglio vivere in un contesto dove dovremo dire loro che non hanno possibilità se non quella di trasferirsi oltre Gottardo. Ed è per questo che ogni giorno, nel mio lavoro e in politica, cerco di trovare soluzioni che possano facilitare l’inserimento nel mondo del lavoro.

Mi sto battendo e continuerò a battermi affinché per es. aziende come la Posta non chiudano ulteriori filiali e la smettano di offrire esclusivamente tempi parziali, creando importanti perdite ai dipendenti impossibili da compensare. Mi impegnerò affinché i giovani possano essere facilitati all’accesso al lavoro in seguito ad una formazione o ad un apprendistato, e affinché le donne abbiano pari condizioni lavorative a quelle degli uomini, non solo salariali, seppur ovviamente fondamentali. Sarò in prima fila anche per le donne e gli uomini over 50, che troppo spesso vedono trovarsi chiuse le porte del mondo del lavoro, anche quando hanno ancora tanto da dare ma consideranti non più una risorsa ma un costo.

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