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Donatello Poggi
L'OSPITE
06.12.2019 - 16:300

Quel centro che non fa più centro

Donatello Poggi già deputato in Gran Consiglio

di Redazione

Hanno passato tutta la campagna elettorale a ripeterci, loro, che il cosiddetto centro politico era l’unica vera scelta per il buon governo (il loro), che le ali estreme non permettevano soluzioni pratiche (le loro) e altre fanfaronate del genere.

Certo, come no! E infatti abbiamo visto tutti come il cosiddetto centro politico abbia trovato - in tutti questi anni - le soluzioni per abbassare i premi delle casse malati (?), contro i “furti legalizzati” delle casse pensioni sempre meno retributive (?), per un AVS dove in tutti i paesi europei detti civili comporta la 13a (?) e potrei andare avanti per molto.

Il 17 ottobre scorso il cosiddetto centro politico ticinese è stato severamente e giustamente punito da tutti quegli elettori che non sono più disposti a farsi abbindolare da chi, a Berna, ha fatto in questi anni molto più gli interessi dei propri partiti che non quelli della gente comune.

La conclusione da trarre signori è questa e le scorciatoie non servono. Ma ci vuole davvero così tanto a capirla? Sì che l’hanno capita tutti, anche i commentatori dei vari media e i cosiddetti “politologi” (i nuovi stregoni?), il fatto è che fanno di tutto o quasi per non farlo capire alla gente. Gente che però, con il voto del 17 ottobre scorso, l’ha capita eccome ed ha premiato le due ali “estreme”. Non mi dispiace. E da adesso sarà dura cari Dadò, Caprara e accoliti. Le solite frasi fatte non bastano più e i problemi reali occorre risolverli, non con una certa supponenza ma con soluzioni entro tempi brevi.

Personalmente ho apprezzato Giovanni Merlini quando, dopo la chiara sconfitta, ha affermato tra l’altro: “C’è desiderio di cambiamento, e va rispettato.” Chapeau. E poi parliamoci chiaro: se i dipendenti dello Stato (diretti e indiretti) che votano per una certa “riconoscenza” non dovessero più votare sareste entrambi (PPD e PLR) attorno al 15%. Stesso discorso vale anche per il PS, che non arriverebbe al 10%. Dice di no? Campa cavallo, ho 63 anni e i capelli grigi.

Poi è chiaro che le comunali presentano altre dinamiche e qualche rivincita, specialmente i liberali, potrebbero anche riprendersela. Vedi ad esempio Bellinzona, dove i Verdi hanno appena detto no a un’eventuale alleanza con il PS. Già ci sono crepe? Quando si parla di “area progressista” (definizione sempre più extralarge) ormai si mette dentro un po’ di tutto, poi però i distinguo ci sono e ci saranno, eccome.

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