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L'OSPITE
25.11.2019 - 06:100

A voi, ragazzi e ragazze di “Sciopero per il clima”

Sindy Meier (Genitori per il clima)

di Redazione

A voi, ragazzi e ragazze di “Sciopero per il clima” 52 anni fa ho preso un treno! Ero alla stazione di partenza, ci sono salita e... la vita è cominciata! Una vita modesta, ma senza troppe preoccupazioni. C’era aria, c’era luce. C’erano luoghi dove giocare in sicurezza, dove perdersi, dove ritrovarsi. Poi i primi colori sgargianti nei televisori e desideri e bisogni che nascevano non so bene come, indotti da una voce fuori campo che sussurrava “è il progresso, è il progresso”. Poi scuole, lavoro, figli, vacanze, amici e talvolta uno sguardo gettato fuori dai finestrini di questo treno in corsa.

Sempre più veloce. Sempre più veloce. Immagini fugaci che risvegliavano un attimo di consapevolezza, di indignazione, la voglia di un impegno individuale virtuoso. Essere più attenti alla raccolta differenziata. Donare per una buona causa. Comperare i talleri per la natura. Iscriversi al WWF.

Però intanto il treno correva e correva e le immagini ai finestrini erano sempre più sfocate, indistinguibili, si alternavano freneticamente. Erano immagini preoccupanti, descrivevano disastri, guerre, carestie, natura distrutta, veleni, morte, ingiustizia.

Ma sul treno si continuava a vivere, affaccendati, ogni vagone brulicante di attività, bisognava lavorare, garantirsi la pensione, mettere qualche soldo in banca, essere ben assicurati, pagare l’ipoteca della casa e sostituire l’auto. In locomotiva si alternano macchinisti che ci garantiscono sicurezza, velocità, che ci guideranno sui giusti binari verso un futuro splendente.

Ci parlano di benessere, di crescita, di PIL, di economia. Per farla crescere bisogna viaggiare, investire, mangiare oltre il bisogno, non perdere il multipack 3 al posto di 2, acquistare, acquistare, acquistare, acquistare…. E ogni tanto il pensiero… cosa sta succedendo fuori? Perché il treno non rallenta per farmi mettere a fuoco le immagini al finestrino?

Poi un giorno di febbraio, quasi un anno fa, la corsa si è fermata di colpo. Sui binari c’eravate voi, con i vostri cartelli, con i vostri canti. Il mio treno si è fermato in questa stazione che avete inventato. Mi sono accorta che potevo scendere se davvero lo volevo, scendere con le persone che amo, convincere amici, conoscenti, sconosciuti, …

Possiamo scendere in tanti e poi costruire un mezzo nuovo, che non esiste… Oppure possiamo andare avanti a piedi, su nuove strade, nuovi sentieri, scegliendo nuove guide, guardandoci, prendendoci per mano, consapevoli di ogni passo, lasciando impronte leggere, quasi invisibili.

Possiamo andare avanti cercando insieme una nuova via che porti al vostro futuro.

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