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Giulia Petralli
L'OSPITE
22.11.2019 - 09:220

Violenza: la prevenzione non è sufficiente

Giulia Petralli, Giovani verdi

di Redazione

Nel 2018, la violenza domestica è aumenta dell’8,8% rispetto all’anno precedente e secondo Eurostat, in Svizzera, i femminicidi sono di più rispetto a quelli in altri paesi europei; si parla di un tentato omicidio a settimana. Benché esista anche la possibilità che sia una donna a commettere violenza, statistiche alla mano, è prevalentemente l’uomo a consumare questi reati. Certo, non tutti gli uomini sono violenti, ma è pur vero che tutte le donne (sì, tutte) almeno una volta nella vita subiranno violenza da parte di uomini (che può manifestarsi in più forme, anche in insulti e umiliazioni). Ne consegue che le donne – spinte da dinamiche sociali malsane e norme giuridiche labili – sono portate a proteggersi ancora da sole. In altre parole, nonostante la violenza in generale sia perpetrata maggiormente dagli uomini, la prevenzione è tutt’oggi commissionata alle donne, sia dentro che fuori casa. Dal vestiario, ai comportamenti sociali, fino ai sorrisi; esistono una serie di norme che dobbiamo seguire per evitare di essere aggredite. Le conosciamo tutte. Ma chi insegna ai violenti che non è un loro diritto quello di dominarci? Ecco perché, quando una donna viene trucidata è spesso al contempo colpevolizzata, insomma “chissà cosa ha fatto”, traslando la condizione di vittima verso l’oppressore. Questa cultura stereotipata, perché di ciò si tratta, rispecchia e si ripercuote anche sulle modalità di intervento e di tutela delle vittime, abbandonate a loro stesse fintanto che il peggio non avviene. Le Giovani Verdi vedono quindi di buon occhio la proposta del Consiglio federale di investire maggiormente nella prevenzione (si parla di un credito di 3 milioni di franchi), purché essa non sia delegata alle sole donne, ma ripartita tra tutti i membri della società. Inoltre, sarebbe necessario rivedere tutta la legislazione, a cominciare dalle modalità di allontanamento del partner violento dal domicilio coniugale che, a nostro avviso, è privo di utilità se non accompagnato da un obbligatorio supporto psicologico e rieducativo alla/al violenta/o e alle vittime.

Molto occorre fare anche nella sfera scolastica, istruendo al rispetto di sé e dell’altro. Non è da sottovalutare neppure l’ambito pubblicitario, dove la donna, da sempre, è esposta come oggetto da sottomettere e possedere: una visione distorta e pericolosa della realtà.

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