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Leonardo Bussi
L'OSPITE
15.11.2019 - 13:370

Un cambio di passo nella difesa degli interessi del Ticino

Leonardo Bussi, delegato UDC

di Redazione
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Il numero dei frontalieri continua ad aumentare (nel 2019 ha raggiunto il massimo storico), così come aumenta il numero di persone disoccupate, sottoccupate od in assistenza. Per dire nulla, poi, di quelle che sono uscite dalla disoccupazione, ma non hanno trovato un lavoro o di coloro che, residenti da sempre, abbandoano il Ticino per trasferirsi all’estero a vivere, schiacciati dal dumping salariale. I numeri parlano molto chiaro e raccontano tutti la stessa storia: una grande e generalizzata crisi sociale, che tocca tutti gli
strati della nostra società.

Questa crisi l’UDC l’aveva vista arrivare già da molto tempo.

Per questo l’UDC aveva lanciato l’iniziativa “Prima i nostri”. Per questo si sono poste in essere campagne di comunicazione per sensibilizzare l’opinione pubblica contro gli effetti nefasti della libera circolazione.

Nessuno degli altri partiti ha purtoppo voluto sostenere le iniziative dell’UDC, convinti di poter governare e contenere fenomeni internazionali di questa portata. Purtoppo tale convinzione si è rivelata erronea, essendo tali fenomeni, per definizione, transfrontalieri ed essendo gli Stati limitrofi interessati al mantenimento di un meccanismo dal quale hanno solo vantaggi (le rimesse dei frontalieri) e nessun costo.

Abbiamo ora bisogno di un cambio di passo importante. Servono idee e uomini nuovi, che sappiano affrontare con coraggio e determinazione i problemi sociali ed economici del Ticino. Servono idee chiare,con obbittivi precisi e la volontà di conseguirli, costi quel che costi.

Serve un nuovo e grande patto sociale, tra imprenditori, professionisti e lavoratori, che crei le condizioni per uno sviluppo equilibrato dell’economia e per una piena occupazione della forza lavoro residente. In Ticino c’è certamente posto anche per i frontalieri, ma solo nel limite di quanto effettivamente necessario al nostro mercato del lavoro. Vedere invece nella sistematica sostituzione di lavoratori residenti con frontalieri uno strumento di contenimento del costo aziendale è un approccio del tutto inaccettabile.

Marco Chiesa è l’uomo giusto per affrontare queste sfide e per dare voce ai legittimi interessi del Ticino a livello federale.

L’elezione di un democentrista agli Stati (prima volta in assoluto) rappresenterebbe inoltre quel cambio di passo di cui il Ticino ha bisogno e che le decine di migliaia di residenti in difficoltà chiedono e si aspettano dalla politica.

Domenica 17 Novembre votiamo tutti con convinzione Marco Chiesa, per difendere gli interessi del Ticino e dei suoi residenti.

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