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04.11.2019 - 09:310

Per una vera tutela dell'ambiente

Leonardo Bussi, delegato UDC

In questa stagione elettorale si parla tanto di clima e di tutela dell’ambiente ed io sono assolutamente persuaso che sia un tema centrale per il nostro benessere e per quello dei nostri figli, tuttavia non posso anche far a meno di notare come la Svizzera non sia l’ultima arrivata in fatto di tutela ambientale. Negli anni molto è stato fatto, sia a livello federale che cantonale, e dimenticarlo vuol dire fare un torto a tutti
coloro che si sono impegnati a fondo per questa causa.

Puntare a tagliare le emissioni entro il 2030 è un obbiettivo certamente condivisibile, ma io ne aggiungerei un secondo, altrettanto importante: azzerare la lista dei residenti disoccupati e ridurre al minimo storico quella delle persone in assistenza in Ticino.

Perchè che senso ha investire milioni di franchi nel migliorare il nostro ambiente, che già adesso tutto il mondo ci invidia, ed invece dimenticare tutti quei residenti che non hanno un lavoro, che faticano ad arrivare a fine mese o che si sentono abbandonati dalla nostra società?

Tuteliamo giustamente la flora e la fauna, ma non dimentichiamoci dei nostri stessi fratelli e sorelle. L’ho già detto durante la mia scorsa campagna elettorale per il Gran Consiglio e lo ripeterò finché avrò voce o lettori: nessuno deve essere lasciato indietro.

La tutela dell’ambiente non deve diventare l’ennesimo motivo per creare tasse inutili, ma un criterio guida di riconversione industriale, una vera e propria prospettiva operativa della nostra società ed economia in base al quale ripensare e riallineare la nostra catena produttiva, il nostro modo di consumare e di usare le risorse naturali disponibili.

Tuttavia questo auspicabile processo di riconversione dell’economia svizzera e ticinese ha senso solo se avviene, di pari passo, con la creazione di nuovi posti di lavoro e con l’inclusione nel ciclo produttivo di chi adesso ne è escluso.

Introdurre nuove tasse per tagliare il CO2 dimenticandosi bellamente del dumping salariale in Ticino o delle decine di migliaia di ticinesi e di stranieri residenti che fanno fatica a mantenere le loro famiglie, ci porterà solo ad avere un ambiente magari più pulito, ma goduto da sempre meno persone residenti.

Basti pensare ai recenti articoli sul crescente numero di residenti costretti a trasferirsi in Italia per arrivare a fine mese di cui si legge sui giornali.

L’ambiente non può diventare il tema politico di chi sta bene economicamente e non vuole vedere la realtà di chi sta peggio.

Christoph Blocher, uomo per cui nutro una stima immensa, commentando le recenti Elezioni Federali ha ricordato come la coerenza sia il presupposto della credibilità e che questa valga molto di più di una vittoria elettorale. Sono parole di rara saggezza e lungimiranza.

Tutti noi nell’UDC Ticino, partito con mai dimenticate origini agrarie, desideriamo promuovere la tutela dell’ambiente ed un nuovo modello di sviluppo sostenibile, ma, allo stesso tempo, non crediamo che la strada per salvare il pianeta sia sacrificare una buona parte della società svizzera e ticinese, che già lotta per restare a galla, e chiedere loro ulteriori sacrifici economici.

Una vera tutela dell’ambiente – qualcosa che sopravviva oltre l’orizzonte della prossima tornata elettorale – passa invece da un attento bilanciamento di opposti interessi e da un graduale e sostenibile processo di riconversione della nostra economia, del nostro modo di produrre e di consumare, che sia anche un volano di inclusione sociale e di ripartenza per tutti coloro che sono rimasti indietro. Perché gli Svizzeri non sono nulla senza la Svizzera, ma la Svizzera non sarebbe tale senza il suo popolo.

Coerenza, coraggio di dire le cose come stanno, capacità di bilanciare interessi contrapposti e determinazione per fare sempre quanto giusto ed opportuno per avanzare il nostro popolo nel suo complesso, senza lasciare nessuno indietro.

È di questo che la Svizzera ed il Ticino hanno bisogno in questa delicata fase di trasformazione sociale ed economica. Uomini capaci di tradurre la volontà popolare in progetti sostenibili e concreti, che non si traducano nell’ennesimo balzello sulle già provate spalle della nostra famiglie.

Uno di loro corre adesso per il Consiglio degli Stati e si chiama Marco Chiesa, una persona per bene, che incarna quella caparbia coerenza e quella determinazione a fare sempre gli interessi della Svizzera e degli Svizzeri che sono, da sempre, il marchio di fabbrica dell’UDC.

Il 17 Novembre avrà il mio voto e spero anche il vostro.

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