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L'OSPITE
14.10.2019 - 18:000

Formazione e ricerca: due eccellenze svizzere

Davide Dosi – Candidato al Consiglio nazionale per il PS

Lavoro, previdenza, costi della salute, ambiente… sono i temi che hanno monopolizzato la campagna elettorale in vista delle prossime elezioni federali. Meno spazio è stato invece dedicato a due argomenti che ad essi sono strettamente correlati: la formazione e la ricerca. Due settori fondamentali perché determineranno non solo i percorsi di studio e il futuro delle nuove generazioni, ma anche le possibilità di riqualifica per disoccupati e persone private del loro lavoro.

Oggi come oggi la Svizzera è un Paese all’avanguardia in questi ambiti: la formazione professionale ci è invidiata da tutti, quella terziaria è di ottima qualità e la ricerca ottiene riconoscimenti nel mondo intero.

Ma in questi campi la concorrenza è agguerrita e non si può dormire sugli allori. La formazione professionale è chiamata a rinnovarsi continuamente perché il mercato del lavoro, sempre più toccato dalla digitalizzazione, è in una fase di profondo cambiamento; le università devono adattare i propri percorsi alle nuove esigenze dell’economia, delle aziende, dell’industria, del commercio…; la ricerca necessita di mezzi adeguati per rimanere competitiva e per continuare a sviluppare nel nostro Paese quelle soluzioni che gli permettono di confrontarsi con il resto del mondo.

In questi contesti, gli investimenti sono di origine sia privata sia pubblica. Il settore privato deve essere invogliato a partecipare allo sviluppo del Paese attraverso incentivi e finanziamenti, mentre il pubblico deve garantire ad esempio che la ricerca degli istituti rimanga autonoma e sia all’altezza delle sfide attuali (pensiamo ad esempio al clima e alla digitalizzazione) e che le scuole universitarie siano accessibili a tutti, indipendentemente dall’estrazione sociale. Per questo motivo, sia a livello federale sia cantonale, lo Stato deve mettere a disposizione ulteriori mezzi a favore delle borse di studio e impedire che le rette subiscano aumenti superiori all’inflazione.

Per le scuole universitarie è inoltre fondamentale che sia garantita l’associazione ai programmi di formazione e di ricerca dell’Unione europea, Erasmus e Horizon Europa, per il periodo 2021-2027. La competitività si raggiunge unicamente attraverso il confronto con l’estero: questi programmi sono dunque fondamentali per i nostri istituti, ricercatori e studenti. Dato che il principio della libera circolazione delle persone è ritenuto imprescindibile per poter far parte di questi programmi, dobbiamo fare in modo che la stessa non sia messa in discussione: certamente essa produce notevoli distorsioni, soprattutto nel nostro Cantone, ma queste vanno corrette attraverso un rafforzamento delle misure di accompagnamento, a difesa del lavoro e dei lavoratori svizzeri, e non tramite la cancellazione di un accordo che è anche fonte di notevoli benefici.

La formazione professionale superiore deve inoltre permettere alla Svizzera di colmare in maniera autonoma le carenze di manodopera presenti in alcuni settori. Essa deve quindi tenere in considerazione l’evoluzione di questi ambiti e creare percorsi di studio modulari e sostenibili in termini di costi, permettendo anche a persone già attive ed esperte di poter riorientare i propri interessi, e offrendo nuove possibilità di impiego a coloro che dopo i 50 anni rimangono senza lavoro: una realtà sempre più presente anche alle nostre latitudini che pone ai margini della società una fetta sempre più importante di popolazione.

La formazione, di base o superiore, così come la ricerca, sono il perno del nostro sistema produttivo e sono gli elementi su cui fondare il presente e il futuro del nostro Paese. Per questo dobbiamo assolutamente garantire loro il massimo sostegno, per permettere alla Svizzera di rimanere all’avanguardia e di competere a livello internazionale.

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