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L'OSPITE
06.09.2019 - 10:000

Investire di più nella formazione per più posti di lavoro.

di Rocco Cattaneo, Consigliere nazionale


La trasformazione tecnologica evolve in modo veloce. Mestieri che spariscono e mestieri nuovi che arrivano. Soprattutto la formazione professionale, fiore all’occhiello del sistema scolastico svizzero, giocherà in questo processo di trasformazione sempre più un ruolo chiave. Il nostro sistema duale forma giovani professionisti di alto livello. Lo dimostra il brillante terzo posto (migliore nazione europea) ottenuto dalla squadra svizzera ai WorldSkills 2019, le Olimpiadi delle professioni. In Svizzera, circa due terzi dei giovani che terminano la scuola media iniziano una formazione professionale di base, mentre circa un terzo opta per una formazione generale che porta ad una maturità (per es. liceo). Il Ticino è in controtendenza: il numero di studenti che sceglie il liceo o altre formazioni generali è superiore alla media svizzera.

Nonostante questi dati incoraggianti, le sfide non mancano. Il problema alla base è l’invecchiamento della popolazione, che causerà gradualmente una mancanza di manodopera qualificata. Già oggi mancano apprendisti in certi ambiti (come nell’artigianato), poiché la via accademica viene spesso considerata più attrattiva di una professione manuale. Un altro problema sono quei giovani che all’età di 25 anni non hanno ottenuto un diploma di grado secondario II: circa 1 su 10 in Svizzera, il 12% in Ticino. Queste persone hanno una probabilità maggiore di dover ricorrere in futuro agli aiuti sociali. Come pure gli over 50 senza lavoro: il 28% dei disoccupati registrati ha più di 50 anni, e in media  queste persone impiegano 9 mesi per trovare un nuovo lavoro a fronte dei 3 mesi per i giovani tra i 15 e i 20 anni. Per far fronte a queste sfide, occorre da un lato aumentare l’attrattività della formazione professionale. Per esempio promuovendo gli studi a livello universitario professionale e la formazione continua. Dall’altro lato occorre riqualificare chi è rimasto al margine del mercato del lavoro: è imperativo operare un reinserimento nel mercato del lavoro dei giovani e meno giovani disoccupati. In che modo? Attraverso una collaborazione più stretta tra le aziende, il mondo della formazione e un ruolo più attivo degli uffici regionali di collocamento. A questo proposito il Consiglio federale ha presentato delle misure mirate per la reintegrazione dei lavoratori più anziani nel mercato del lavoro. La direzione è quella giusta perché in questo modo si raggiungono 3 obbiettivi in una volta sola: meno persone a carico degli aiuti sociali, più aziende che attingono risorse umane formate adeguatamente e, più importante di tutto, più persone felici! Come imprenditore sono fiero che il nostro gruppo di aziende da ormai 3 generazioni forma ogni anno diversi apprendisti (quest’anno 6). Investire di più nella formazione per più posti di lavoro!

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