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L'OSPITE
05.09.2019 - 20:000

La Svizzera dica ‘no’ all’Accordo Quadro con l’UE

Leonardo Piero Gaetano Bussi, UDC

Per oltre un decennio molti intellettuali e politici, particolarmente a sinistra, hanno sostenuto l’idea che il modo fosse ormai globalizzato, che le nazioni fossero destinate progressivamente a scomparire e che concetti come “interesse nazionale” fossero ormai obsoleti.

I fatti e, da ultimo, l’avvento di Donald Trump alla guida degli Stati Uniti d’America hanno dimostrato come questa visione politico-ideologica ed economica fosse, in effetti, completamente sganciata dalla realtà.

Il mondo, come sappiamo, non è infatti evoluto verso un governo mondiale, ma, al contrario, dopo un periodo di transizione e di assestamento, ha imboccato, con convinzione e crescente velocità, la strada che porta a un sistema multipolare, con tre superpotenze planetarie (Stati Uniti d’America, da un lato, Russia e Cina, dall’altro). Nel mezzo il resto del pianeta, inclusa la nostra amata Svizzera.

Le nazioni godono tutt’ora di ottima salute e, in quanto tali, perseguono con forza i propri interessi sul piano commerciale, politico e, talvolta, anche militare. Trump ha avuto l’onestà intellettuale di dirlo apertamente, facendo, al contempo, quanto da lui ritenuto giusto per gli interessi del proprio Paese. La stessa cosa viene fatta regolarmente da molte altre nazioni, dalla Russia alla Cina, dalla Turchia all’Italia, dal Regno Unito alla Germania, solo per nominarne alcune.

Anche la Svizzera deve tornare a perseguire apertamente, con forza e chiarezza di intenti, i propri interessi nazionali, a cominciare da una forte tutela dei propri valori e del proprio sistema di vita.

Noi svizzeri amiamo mediare e discutere, anche a lungo e duramente, pur di raggiungere un accordo, tuttavia dobbiamo anche essere capaci di dire qualche “no”.

Dire “no” non è affatto qualcosa di cui vergognarsi. Al contrario, è spesso un contributo di chiarezza nei complessi rapporti diplomatici e commerciali tra nazioni e, talvolta, come nel caso dello scellerato Accordo Quadro con l’UE, perfino un dovere.

Abbiamo infatti il dovere di difendere la nostra Patria, la sua cultura e le sue tradizioni, la sua indipendenza politica ed economica, così come il nostro stile di vita, contro qualsiasi minaccia. E ci sono pochi dubbi che, ove l’Accordo Quadro con l’UE fosse approvato, del nostro attuale sistema di vita resterebbe ben poco.

Dalla democrazia diretta passeremmo alle direttive di Bruxelles, dalla centralità del diritto svizzero si passerebbe al primato del diritto europeo. Libera circolazione, cittadinanza europea, misure di accompagnamento del mercato del lavoro, giudici stranieri…una volta tirato fuori dalla lampada il genio del recepimento automatico del diritto europeo, nel nostro ordinamento non sarebbe possibile controllarlo o rimetterlo dentro. La Svizzera che conosciamo scomparirebbe per sempre.

Un chiaro “no” all’Accordo Quadro con l’UE non sarebbe quindi solamente un modo per tutelare il legittimo interesse nazionale della Svizzera, ma anche per proteggerne l’identità.

Tuttavia la tutela dell’interesse nazionale svizzero non può fermarsi qui.

Una vera riscoperta della centralità dell’interesse nazionale deve passare anche da una seria riflessione sul ruolo della Svizzera nella mutevole scacchiera geopolitica internazionale.

In un mondo che si avvia ad essere multipolare, una nazione indipendente e neutrale come la Svizzera può infatti avere un ruolo assolutamente centrale, proponendosi quale unico attore in grado di dialogare con tutti, di commerciare con tutti e di creare ponti anche laddove non ce ne sono.

Bene sta dunque facendo la Svizzera a dialogare con la Cina relativamente al progetto BRI (Belt & Road Initiative) ed io auspico che molti altri progetti di collaborazione e di sviluppo possano essere realizzati anche con la Russia o con l’India, mercati dove, una volta concordate con i rispettivi governi le opportune condizioni quadro, i nostri prodotti e le nostre competenze tecniche sarebbero certamente molto richiesti e apprezzati.

Non dobbiamo temere che, senza un qualche accordo con l’UE, la Svizzera resti isolata sul piano internazionale e finisca schiacciata economicamente. Al contrario, dobbiamo guardare a un contesto internazionale più ampio ed essere consapevoli della capacità della Svizzera di essere economicamente e politicamente attrattiva sul piano internazionale, anche perché indipendente e neutrale.

Riscoprire il valore dell’interesse nazionale significa dunque, in ultima istanza, avere fiducia nella capacità della nostra Patria di forgiare il proprio originale futuro in un mondo che cambia.

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