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L'OSPITE
04.09.2019 - 07:580

"La riforma delle borse di studio"

Giorgio Chiappini

Troppo spesso alcuni partiti si sono scagliati contro il Governo per via delle borse di studio, attaccando le istituzioni e criticando il Gran Consiglio, ma non avanzando mai delle soluzioni concretamente attuabili (che non implichino un incremento dei contributi pubblici).

L’Ufficio federale di statistica ha evidenziato una spesa a livello nazionale di 364 milioni di chf nel 2018 nel settore della formazione. A livello ticinese la spesa media per borsa di studio è stata di 7'350 chf. Questo significa che il nostro cantone ha impiegato notevoli risorse.

Per quanto lo scopo, dal punto di vista del Cantone, sia virtuoso (favorire la formazione), dal punto di vista degli studenti, questo assume una connotazione più venale. Infatti, esso è il conseguimento di un titolo che permetterà loro di ottenere il salario maggiore possibile, e di conseguenza il gettito fiscale generato da questi soggetti sarà elevato. La cosa che mi lascia dunque perplesso è che la borsa di studio sia definita come “contributo a fondo perso”.

Siamo sicuri che questa sia la soluzione migliore per lo sviluppo del nostro territorio? Dal mio punto di vista, questo aspetto andrebbe maggiormente approfondito, in quanto un conto è investire per formare persone che andranno poi a integrare e sviluppare il tessuto economico locale, un altro è gravare i conti pubblici con i costi della formazione di risorse che andranno a lavorare oltre Gottardo o all’estero.

Sostanzialmente si va a finanziare e sostenere il futuro gettito fiscale di altri cantoni, o addirittura altre nazioni. Secondo la mia opinione, la soluzione più logica, ideale ed incentrata sullo sviluppo del territorio sarebbe il rendere le borse di studio un contributo a fondo perso esclusivamente per i soggetti che dopo il conseguimento del titolo (finanziato con fondi pubblici) prestassero lavoro per un determinato numero di anni all’interno dei confini ticinesi.

Per coloro che invece si trasferiranno oltre Gottardo, la borsa di studio dovrebbe essere in parte rimborsata, qualora i redditi di questi soggetti lo permettessero. Mentre per coloro che abbandoneranno la Svizzera, qualora i loro mezzi lo consentissero, il rimborso dovrebbe essere integrale. Ovviamente, nessun limite temporale di prescrizione al rimborso dovrebbe essere posto.

Questa manovra potrebbe essere sicuramente bollata come troppo liberale e poco sociale, tuttavia non è così. Infatti, con il rientro di parte dei fondi destinati al finanziamento delle borse di studio, si potrà andare ad integrare il budget ad esse destinato, ampliando di conseguenza la portata del contributo e il numero dei beneficiari, facilitando dunque l’accesso all’istruzione alle fasce meno abbienti del nostro Cantone.

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