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L'OSPITE
02.09.2019 - 18:150

Sì all’accordo di libero scambio AELS-Mercosur, PS e Verdi pensino al loro Paese

Andrea Censi, Candidato al Consiglio Nazionale per la Lega dei Ticinesi

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Essere critico nei confronti di un’organizzazione quale l’Unione Europea non fa di me un isolazionista. La Svizzera ha raggiunto oggi uno stato di benessere e qualità di vita fra i più alti di questo pianeta per un chiaro motivo: la sua abilità ad interagire positivamente con partner commerciali esteri, un aspetto fondamentale per un piccolo Paese come il nostro che non ha e non avrà mai le risorse necessarie per operare in un’economia chiusa.

L’Associazione europea di libero scambio (AELS) ricopre in questo contesto un ruolo importante da quasi sessant’anni e seppur scremata per numero di nazioni con l’avvento dell’UE (oggi gli Stati membri rimasti sono solo quattro), riesce tutt’oggi a siglare numerosi ed importanti accordi di libero scambio in tutto il mondo, peraltro operazione che ai nostri vicini della comunità europea può solo dar fastidio.

Ma i geni della lampada non mancano mai ed in casa ne abbiamo tanti. È difatti notizia di questi giorni che il Partito Socialista Svizzero ed i Verdi paventano l’intenzione di lanciare un referendum contro l’accordo di libero scambio contrattato dall’AELS con i paesi dell’America del Sud (Mercosur). Il loro dissenso non è però sul contenuto economico del trattato (anche perché non hanno ancora avuto modo di visionarlo…), bensì si oppongono di principio perché ritengono che in alcuni di questi Stati terzi non vi sia una politica ambientale soddisfacente. Bene, la protezione dell’ambiente è cruciale e non va assolutamente sottostimata, ma l’era del colonialismo è terminata, anzi per la Svizzera non c’è mai stata, ed andare ad imporre (noi Svizzera neutrale) delle politiche di qualsivoglia genere ad un altro Paese mi sembra quantomeno fuori luogo. Ma il diritto al referendum è uno degli aspetti più sacri della nostra democrazia che va difeso con i denti e sarò felice se la popolazione avrà la possibilità d’esprimersi alle urne, confido che gli svizzeri sapranno soppesare le priorità in un simil contesto, dove si va a contrapporre gli interessi economici e la tradizione della nostra nazione e dall’altra parte una rivendicazione imperialista strampalata.

Invece di mettere in difficoltà i rapporti commerciali che la Svizzera intraprende con Stati al di fuori della Comunità economica europea, la politica dovrebbe sostenere maggiormente organizzazioni come l’AELS che ci permettono d’intraprendere relazioni internazionali alternative, che danno la possibilità alle aziende svizzere di aprirsi più agevolmente su nuovi mercati, in favore dell’economia da un lato ma anche con una visione politica; oggi la nostra bilancia commerciale è troppo influenzata dal mercato UE e questo ci rende deboli contrattualmente anche sugli accordi bilaterali, puntare sulla diversificazione dei mercati internazionali è un bene per le aziende ma anche per le istituzioni.

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