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L'OSPITE
20.08.2019 - 14:000

Direttiva UE sulla cittadinanza: un ulteriore schiaffo al sistema svizzero

Roberta Pantani, Consigliera nazionale, Lega dei Ticinesi

Nel documento esplicativo sull’Accordo istituzionale Svizzera-Unione Europea, il Consiglio federale pone qualche dubbio su alcuni punti, tra i quali la ripresa della direttiva europea sulla cittadinanza.

La direttiva relativa al diritto dei cittadini dell’Unione, che il trattato di Maastricht del 1992 ha permesso di elaborare, ha provocato un cambiamento di sistema in seno all’UE, allontanandosi dalla libera circolazione dei lavoratori a favore di un concetto di reale cittadinanza europea.

La direttiva prevede nuovi diritti e doveri che vanno chiaramente al di là della libera circolazione dei lavoratori e che si fondano su una nuova nozione di cittadinanza europea.

Ma quali sono questi aspetti e quali conseguenze potrebbero avere per la Svizzera?

Dapprima vi è l’estensione dei diritti all’aiuto sociale di persone che non esercitano attività lucrativa e di quelle il cui rapporto di lavoro è stato interrotto in maniera involontaria. Le prime devono disporre di risorse finanziarie sufficienti per il loro sostentamento e per il loro soggiorno. Secondo la giurisprudenza della Corte di giustizia europea, queste persone, potrebbero tuttavia ricorrere all’aiuto sociale già con un soggiorno di 3 mesi, senza che la rivendicazione possa portare automaticamente ad un rinvio nel loro Paese. Le seconde invece potrebbero percepire le prestazioni sociali per un periodo di 6 mesi dopo la perdita del loro impiego se questa è avvenuta nel corso del loro primo anno di soggiorno. Le persone invece il cui rapporto di lavoro è stato disdetto dopo i primi 12 mesi beneficierebbero di un soggiorno illimitato e di un diritto acquisito agli aiuti sociali, se dimostrano di essere iscritte ad un ufficio di collocamento, di ricercare attivamente un impiego e di avere delle prospettive fondate (!) di trovare un impiego in un futuro prossimo. In pratica, delle condizioni così blande da far rimanere tutti quanti nel nostro Paese, trasformato in quello del Bengodi.

Di persone che abusano della nostra socialità ce ne sono già troppe. Pensiamo a quali conseguenze potrebbero esserci solo in Ticino: un Cantone assediato dai frontalieri e confrontato con un fenomeno delle persone in assistenza da troppo tempo in continua evoluzione e che va a toccare in modo principale i giovani e le persone che non riescono a reinserirsi nel mondo del lavoro dopo un’esperienza lavorativa fallita o interrotta.

Pensiamo non da ultimo alle conseguenze che l’applicazione di questa direttiva potrebbe avere sulle casse pubbliche e all’esplosione dei costi per l’aiuto sociale e l’assistenza a carico dei Cantoni e dei Comuni.

Ma non sono solo gli aiuti sociali che verrebbero messi in discussione. Un altro aspetto importante è quello delle condizioni più restrittive per l’applicazione della pena dell’espulsione di criminali dal nostro Paese. Il Tribunale federale ha stabilito che per dare l’espulsione basta una pena pecuniaria sospesa o una pena detentiva di 5 mesi. Questi criteri, oggi iscritti nella nostra Costituzione, diventerebbero di più difficile applicazione a causa della direttiva e a perderci, anche in questo caso, sarebbe di nuovo la Svizzera, costretta a ritenere sul proprio territorio delinquenti che invece andrebbero espulsi, senza eccezioni.

La direttiva contiene anche un “diritto al soggiorno permanente”. Ciò significa che una persona straniera che risiede nel nostro Paese da almeno 5 anni ininterrottamente ha il diritto di soggiornarvi poi vita natural durante. Poco importa se non è integrata, se non ha sufficienti mezzi di sostentamento, non ha mai lavorato un giorno ed è sempre stata a carico degli aiuti sociali. In pratica, una volta che sei sul nostro territorio, hai tutto il diritto di non andartene.

Dal punto di vista della Svizzera, tutti questi elementi non devono essere ripresi automaticamente con questa direttiva. Di avviso contrario è invece l’Unione Europea, per la quale la direttiva è parte integrante dello sviluppo della libera circolazione delle persone.

Ricordiamoci che saremo presto chiamati a votare su un’iniziativa popolare che disdice l’accordo sulla libera circolazione delle persone.

Mi sembrano questi sufficienti motivi per dire si all’iniziativa e no ad un Accordo quadro che lascia ancora tanti punti in attesa di chiarimenti.

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