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Roberta Pantani
L'OSPITE
23.05.2019 - 16:400

I ricatti dell’UE

Roberta Pantani, Consigliera nazionale, Lega dei Ticinesi

Come volevasi dimostrare! Vuoi vedere che la popolazione del Canton Ticino – che ringrazio ancora per essere stata la sola a esprimersi contro la trasposizione nel diritto svizzero della direttiva UE sulle armi - è stata davvero l’unica a capire che quelli arrivati da Bruxelles sono stati due ricatti belli e buoni e che ancora una volta gli svizzeri ci sono cascati con tutt’ e due i piedi? Nemmeno il tempo di metabolizzare i risultati delle votazioni federali di domenica scorsa ed ecco che da Bruxelles è arrivata la notizia che non ci saranno sconti sull’accordo quadro negoziato con la Svizzera nel novembre scorso : pare che l’UE voglia concluderlo entro la fine dell’estate e che la decisione di togliere il nostro Paese dalla lista grigia dei paradisi fiscali sarà unicamente compito degli Stati membri. Sbaglio o lo stralcio, con il conseguente passaggio alla white list, doveva essere una delle conseguenze logiche che sarebbe arrivata con l’approvazione della Riforma fiscale (e finanziamento Avs) e la relativa abolizione degli statuti fiscali speciali applicati a circa 24mila società presenti in Svizzera? Evidentemente no ! Gli euroburoburocrati che hanno piazzato la Svizzera sulla lista grigia ci hanno messo meno di 24 ore per rimangiarsi la promessa. E poco importa se la RFFA è ora oggetto di un ricorso perché mischia due materie differenti, fatto per altro evidente a tutti. Di questo passo, con la complicità dei partiti storici, non saremo mai più in grado di difenderci. Indipendenza e sovranità rimarranno solo due bei concetti scritti nei libri di storia e di cui i nostri nipoti e pronipoti sentiranno solo parlare.

Questo è uno scenario che non vogliamo e non possiamo accettare. Da una parte confidiamo nelle imminenti elezioni europee e in risultati capaci di portare un’aria di cambiamento che faccia capire ai negoziatori svizzeri quali sono i valori da difendere e quali invece i ricatti a cui non ci dobbiamo piegare. Dall’altra continueremo a opporci con forza all’accordo quadro, perché sottoscriverlo significa abbandonare la Svizzera. Anche diversi partiti e associazioni hanno chiesto che questo accordo venga rinegoziato o che perlomeno venga aggiunto un protocollo addizionale che chiarisca determinati punti. E contrarietà è stata espressa anche dal Consiglio di Stato ticinese. Vogliamo farci imporre per l’ennesima volta delle regole che andrebbero a violare valori e interessi dei cittadini e della nostra economia? Non è proprio il caso. Oltre a essere un atto da condannare dal punto di vista politico, l’accettazione di questo accordo sarebbe un attacco fondamentale al nostro sistema di Stato e una violazione di valori sanciti nella nostra Costituzione federale. Uno, la libertà individuale di possedere un’arma, lo abbiamo appena perso e lo perderemo sempre di più visto che ogni 5 anni la direttiva potrà essere inasprita. Vogliamo arrivare a disprezzare l’indipendenza, la neutralità e il federalismo svizzero e di conseguenza minacciare lo sviluppo del nostro Paese? Vogliamo davvero che l’UE regoli la politica economica svizzera e la definizione delle sue norme, la politica agricola e quella migratoria, detti le regole del lavoro e gli accessi alle assicurazioni sociali? Si tratta ovviamente di domande retoriche che portano a una sola risposta: la partita non è ancora finita. Non molleremo!

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