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L'OSPITE
17.05.2019 - 16:230

Ambiente e Officine

Paola Casagrande, Bellinzona

L'onda verde, cavalcata opportunisticamente da ogni sorta di politicanti in cerca di voti per ottenere qualche "sgabello" parlamentare, si è desolatamente infranta sui muri delle Officine di Bellinzona. L'iniziativa "Giù le mani" avrebbe rappresentato un primo concreto banco di prova postelettorale per concretizzare quella sensibilità ambientale tanto sbandierata nei più variegati e accattivanti slogan.

Ma oramai, a una manciata di ore dall'esito che le urne sortiranno, quello che a parole sembrava una levata di voci in soccorso alla terra, si è dimostrato inesorabilmente un tossico silenzio. 

Quale coscienza verde avrebbe dovuto interagire con quanto le Ffs, con l'attiva complicità di autorità comunali e cantonali, intendono realizzare come Nuove Officine?

La coscienza di quante emissioni di carbonio saranno da imputare alla produzione, per esempio, del cemento indispensabile per la costruzione del nuovo stabilimento oltre che per la faraonica edificazione prevista sull'area attualmente occupata nei pressi della stazione. 

La coscienza delle emissioni di carbonio riconducibili a tutto il marasma che graviterà attorno ai due cantieri. 

La coscienza che ogni nuovo metro quadrato di territorio cementificato contribuisce a soffocare il nostro già agonizzante pianeta. 

E potrei continuare...

Si dovrebbe essere sensibilmente coscienti... però! 

Ma tant'è, la sensibilità delle promesse si è squagliata sotto i raggi di un artificioso sole, accecata dall'opportunismo del profitto a ogni costo.

Politicamente mi riferisco sia all'area liberista che per sua genetica ha insormontabili limiti di coscienza socioecologica, sia a coloro che si spacciano per paladini della causa climatica che però, attratti in direzione opposta da una sorta di canto delle sirene lo hanno, ammaliati, seguito... lasciando così sospesa in una bolla la coscienza ambientale.

Non ho mai fatto mistero del mio desiderio di lasciare le Officine dove stanno da oltre un secolo e di argomenti ce ne sarebbero molteplici, a partire dalla realizzabilità di una ristrutturazione e ottimizzazione del loro sito storico.

In sintesi, oltre a un assegno di 120 milioni senza garanzia alcuna, quale sarà il prezzo che il Ticino tutto dovrà pagare se il destino delle urne sarà avverso all'iniziativa? 

Saranno sacrificati almeno trecento posti di lavoro. 

Sarà devastata una zona agricola protetta, atta a garantire la sussistenza alimentare della popolazione. 

E, non meno fondamentale, consciamente incoscienti, si darà un tangibile contributo allo sconvolgimento climatico! 

Votare Sì all'iniziativa è quindi una questione di coscienza! 

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