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L'OSPITE
13.05.2019 - 11:000

RFFA, la fregatura del secolo

Damiano Bardelli, ForumAlternativo

Tra una settimana saremo chiamati a votare sul controverso progetto chiamato “Riforma fiscale e finanziamento dell’AVS” (RFFA), che lega gli ennesimi sgravi fiscali per le grandi imprese ad un’iniezione di denaro nelle casse dell’AVS, in barba al principio di unità della materia, seguendo il modello della famigerata “riforma fiscale-sociale” ticinese passata l’anno scorso per una manciata di voti. Che fare di fronte a questo pasticcio sostenuto dagli ambienti padronali (Economiesuisse, Unione svizzera degli imprenditori,…) e dai partiti di governo (con l’eccezione dell’UDC nazionale che, come la sezione ticinese del PS, lascia libertà di voto)?

Il fatto che la parte fiscale della RFFA non sia altro che una versione 2.0 della Riforma III dell’imposizione fiscale delle imprese, respinta massicciamente dal popolo due anni fa, dovrebbe di per sé far riflettere. In modo abbastanza plateale, i partiti di governo sono fermamente intenzionati a farci rivotare fino a che non avremo dato loro ciò che desiderano, anche a costo di scendere a ricatti.

I sostenitori della RFFA assicurano che i cambiamenti apportati alla Riforma III sono importanti. Ma è vero? La parte fiscale della RFFA – che, in soldoni, risponde alla domanda “quanto devono essere tassati gli utili delle imprese?” – presenta gli stessi difetti della riforma respinta nel 2017. Oggi come allora, si va a sovvertire il principio dell’imposizione fiscale – il cui obiettivo è di redistribuire equamente la ricchezza – con degli sgravi fiscali che ridurranno di oltre 2 miliardi le entrate della casse pubbliche. Il finanziamento dello Stato peserà sempre più sulle spalle delle salariate e dei salariati, a beneficio dell’1% più ricco che pagherà meno imposte – alla faccia di chi afferma di fare politica “per tutti e non per pochi” e poi sostiene la riforma!

Se poi si pensa che lo scopo della riforma fiscale è di perpetuare il ruolo di paradiso fiscale della Svizzera malgrado l’abolizione degli statuti speciali, e questo in un momento storico in cui OCSE e G7 vogliono introdurre dei tassi d’imposizione minimi internazionali che in tutta probabilità saranno ben superiori al tasso medio del 14,25% (senza contare le deduzioni) previsto dalla RFFA, c’è poco da stare allegri. Se la riforma verrà approvata, si annuncia all’orizzonte una battaglia di trincea paragonabile a quella che la Svizzera aveva testardamente portato avanti a sostegno del segreto bancario. Con tutte le conseguenze del caso sull’economia elvetica e sull’immagine della Svizzera nel mondo.

La parte sociale della RFFA, poi, è una fregatura colossale. Contrariamente alla “riforma fiscale-sociale” ticinese, finanziata con soldi pubblici, il versamento alla cassa dell’AVS lo pagheremo di tasca nostra: i 2 miliardi versati all’AVS verranno prelevati principalmente dai salari. Insomma, con la parte sociale si va a tappare il buco causato nelle casse statali dalla parte fiscale prendendo i soldi dalle tasche delle salariate e dei salariati. Detto altrimenti, si fanno regali a chi fa già degli utili da capogiro e si chiede di fare un sacrificio in più a chi già fa fatica ad arrivare alla fine del mese.

 A sinistra c’è chi promette che la parte sociale consoliderà l’AVS e scaccerà lo spettro dell’aumento dell’età pensionabile, in particolare per le donne. Ma sono specchietti per le allodole, che oltretutto non compensano le gravi conseguenze della parte fiscale. L’iniezione di soldi freschi stabilizzerà l’AVS sul breve termine, come è ovvio che sia, ma non implicherà nessuno guadagno reale per i pensionati di oggi e non offrirà nessuna sicurezza a quelli di domani. E se la RFFA fosse davvero determinante per mantenere l’età pensionabile com’è oggi, non si capisce la scelta di tenere il dossier AVS 21 – di competenza del ministro socialista Alain Berset – avvolto nel mistero più totale perlomeno fino a che non saranno conosciuti i risultati della votazione del 19 maggio. Che qualcuno abbia qualcosa da nascondere?

 Non facciamoci fregare dalle ennesime belle promesse dei partiti di governo e di certe figure di spicco della sinistra – anche ticinese – che definiscono la RFFA un “colpaccio”: padronato e multinazionali si stanno già fregando le mani di fronte ad un possibile successo di una riforma che confermerà lo statuto della Svizzera come paradiso fiscale, ridurrà i contributi versati alla collettività dalle grandi imprese e svuoterà le tasche delle cittadine e dei cittadini comuni. Contro questa fregatura colossale, votiamo un no convinto il prossimo 19 maggio!

 

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