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L'OSPITE
12.05.2019 - 22:060

«Dico la mia sull'adeguamento della LArm»

David Cuciz

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Con la votazione del 19 Maggio ormai alle porte, i fautori di un adeguamento della Larm alla direttiva UE sulle armi da fuoco hanno avuto modo di sciorinare i loro punti di vista. Si va da chi le armi da fuoco le odia, punto, e le vorrebbe o scomparse dalla faccia della Terra o saldamente in mano allo Stato, e considera possessori di armi, tiratori e collezionisti come individui pericolosi da tutelare per legge. Si può ribattere che la libertà è anche tollerare ciò che non ci danneggia personalmente.

C'é chi "non vede la necessità" di possedere un'arma da fuoco (semiautomatica o meno), e qui si potrebbe domandarsi di quante cose effettivamente non ci sia necessità, dall'auto sportiva da tenere rigorosamente al di sotto dei limiti di velocità al SUV per portare i bambini a scuola, allo smartphone costruito in condizioni lavorative improponibili e smaltito anche peggio, agli abiti firmati prodotti da manodopera sottopagata, alle fragole in inverno con le conseguenze ambientali dal caso.

È poi c'è chi non considera il tiro come uno sport, o comunque non uno sport come gli altri. Forse su quest'ultimo punto potremmo essere d'accordo: non si sono mai visti tiratori accompagnati allo stand dalla Polizia, risse del dopo-gara, genitori minacciare i monitori di tiro per un punto mancato dai loro figli, scommesse clandestine o doping. Decisamente il tiro è uno sport particolare.

Questi, tuttavia, non sono argomenti ma posizioni prese e tentare di cambiarle ha senso come cambiare il colore del pelo al gatto: è uno sforzo futile e irrita sia noi che il gatto. Allora si discute di sicurezza, eppure viviamo nel periodo più sicuro a memoria d'uomo, e sarebbe il caso di applicare meglio le leggi che abbiamo già e introdurne dove servono (finalmente si sta discutendo di una legge sullo stalking, e questa è una novità importante); chi parla di terrorismo e crimine, ma per definizione un fuorilegge è, appunto, fuori dalla legge. Chi tira in ballo i suicidi, e qui si potrebbe (e dovrebbe) aprire un discorso sulla diffusione del malessere sociale. Ma scopriremmo che il disagio ha cause ben concrete e non è questione di "percezioni", quindi si preferisce concentrarsi sui sintomi.

È c'è chi diffonde disinformazione, come la supposta facilità con cui si potrebbe convertire un'arma semiautomatica in automatica con l'ausilio di un cacciavite. Complimenti, MacGyver! Come ha spiegato qualcuno più competente di me, va rifatta la scatola dello scatto e a quel punto tanto vale costruire l'arma da zero, gli strumenti sono gli stessi e si ha il vantaggio delle non tracciabilità. Si scomoda un magistrato della vicina Repubblica che ha "l'impressione" che in Svizzera sia facile procurarsi un'arma da fuoco. Un uomo di legge dovrebbe basarsi sulle prove - troppa gente ha avuto la vita rovinata da "impressioni" di suoi colleghi - e sarebbe bastato poco per rendersi conto che gli uffici autorizzazione delle nostre Polizie Cantonali lavorano molto, molto, bene.

Tutto questo però è accademico perchè abbiamo già votato sulla base di queste argomentazioni. Il popolo si è espresso nel 2011 e ha deciso che la LArm così com'è funziona bene. Il fatto che i fautori dell'adattamento alle norme UE le ripropongano dimostra da un lato
che non hanno saputo accettare il verdetto popolare e bramano calare la loro volontà dall'alto per forza maggiore (grande spirito democratico, complimenti) o seminare confusione perchè il quesito a cui siamo chiamato a rispondere è un altro: dobbiamo cambiare le nostre leggi per adattarle alle direttive UE?

Lasciamo perdere il discorso delle armi: nel 2005 il Consiglio Federale assicurava la popolazione che in cambio della nostra partecipazione a Schengen non saremmo stati costretti a cambiare le nostre leggi (ci era stato anche che avrebbe avuto un costo di gran lunga minore
in termini economici) mentre oggi vediamo che così non è. Il CF ha sottoscritto un accordo senza conoscerne i contenuti, oppure a mentito. Propendo purtroppo per la seconda ipotesi, perchè non è nemmeno la prima volta che succede (chi ricorda le assicurazioni di Pascal
Couchepin secondo cui se avessimo votato "no" alla cassa malati pubblica i premi sarebbero scesi?). Dobbiamo quindi credere ora al CF quando ci promette che "non cambierà nulla"? Perchè approvare nuove leggi se non vengono applicate? Qualcosa evidentemente non torna.

In Svizzera siamo abituati (chissà per quanto ancora) a considerare il nostro esecutivo non come leader o come elite posta a guidare il Paese quanto come amministratore della cosa pubblica il cui unico legittimo proprietario è il Popolo. Ebbene, un amministratore che si comporti così va non solo licenziato in tronco, ma anche denunciato per malagestione. Le direttive emanate dall'UE non riguardano solo le armi da fuoco ma anche il diritto del lavoro, il diritto d'autore, la protezione dell'ambiente, il traffico pesante, la libertà di espressione e una
moltitudine di altre questioni da cui il cittadino è sfortunatamente toccato. In politica - interna come estera - non esistono eccezioni ma unicamente precedenti: prima o poi saremo chiamati ad adattarci al resto, e a chi non ne fosse convinto ho un bellissimo ponte sull'East River da vendere. Una ad una, tutte le norme e i regolamente pensati per far funzionare un piccolo paese di 8 milioni di abitanti saranno abbattute in nome dell'interesse (multi)nazionale e sostituite da un farraginoso complesso burocratico concepito per gestire un mostro da 500 e più milioni di consumatori. Non facciamoci illusioni: a meno di non sedere nei giusti consigli di amministrazioni o essere azionisti delle società giuste, nessuno di noi ne trarrà alcun vantaggio. Come in molti nelle nazioni confinanti potremo solo stringere i denti sperando in un miglioramente che non vedremo mai.

Ci si dirà che non dobbiamo irritare l'UE. Ma l'UE va irritata, e va contrastata. Non si può non opporsi ad un UE che pretende l'assoggetamento a norme sovranazionali per una semplice partecipazione al mercato (l'AELS non operava così), che non accetta che esistano nazioni che non vogliano farne parte, o desiderino uscirne, che ha imposto una austerità inumana ai suoi stati membri e ridotto in ginocchio intere nazioni come la Grecia, che non mette ordine al suo interno e va in cerca di scellerate avventure neocoloniali (vedasi Libia) inseguendo il miraggio di un Europa "unita dall'Atlantico agli Urali che, sola, decida le sorti del mondo" come farneticava un Charles De Gaulle ebbro di grandeur in un discorso all'Università di Strasburgo nel 1959. Sono queste politiche, e non le armi dei cittadini svizzeri o meno, a costituire un pericolo per tutti.

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