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L'OSPITE
25.04.2019 - 15:300

Parità, solidarietà. Rispetto Ogni giorno. Senza muri e senza paure

Unione sindacale svizzera

Una delle rivendicazioni delle manifestazioni del Primo Maggio, è l’aumento del potere d’acquisto. I sindacati dell’Unione sindacale svizzera ne fanno una priorità assoluta. Di fatto i salari reali di salariati e salariate stanno stagnando da almeno due anni, mentre quelli dei manager continuano ad aumentare. Spesso la compensazione dell'inflazione non è stata nemmeno pagata.

La stagnazione dei salari colpisce a maggiore ragione le donne poiché i loro redditi sono in ritardo rispetto a quelli degli uomini. Una disparità che sarà messa in luce anche in occasione dello sciopero femminista e delle donne del 14 giugno.

Sebbene la parità tra donne e uomini sia stata sancita nella Costituzione dal 1981 e nella Legge federale sulla parità dei sessi dal 1996, la situazione è insoddisfacente sotto molti aspetti, non solo in termini salariali. La maggior parte del lavoro domestico pesa sulle spalle delle donne. Ma non è né riconosciuto come lavoro, né valorizzato. Le conseguenze? Salari bassi e pensioni misere.

Si risparmia sulle strutture di accoglienza per l'infanzia e nel settore delle cure. E sono ancora le donne a colmare queste lacune.

Le donne devono inoltre fare i conti con il dilagare del sessismo, della violenza dentro e fuori casa, delle molestie sessuali e degli stereotipi di genere. Quindi le donne non chiedono solo migliori condizioni di lavoro e salariali, protezione contro licenziamenti abusivi, misure contro ogni forma di violenza. Ma anche e soprattutto RISPETTO. Il calo del potere d’acquisto è ovviamente dovuto non solo alla stagnazione dei salari, ma anche al continuo aumento dei premi dell’assicurazione malattia. Il Consiglio federale aveva promesso che i premi non dovevano superare l’8% del budget familiare. Invece molto spesso vanno ben oltre questa soglia. L’onere dei premi deve quindi essere limitato al 10% del bilancio familiare.

Questa lotta per un migliore potere d’acquisto deve essere vista anche nel contesto degli attacchi alla protezione dei salari, minata dall’accordo quadro negoziato con l’Unione europea. I controlli presso le imprese mostrano un elevato tasso di infrazioni.

Molti datori di lavoro non pagano gli stipendi svizzeri nonostante le misure di accompagnamento alla libera circolazione delle persone. Pertanto queste misure devono essere rafforzate e non indebolite!

Solo perché i sindacati sono intervenuti con fermezza, il dibattito sull'accordo quadro tra la Svizzera e l'Unione europea (UE) si è finalmente concentrato sul mantenimento della protezione dei salari e delle misure di accompagnamento.

I sindacati sono a favore della libera circolazione delle persone: protegge i lavoratori dalla discriminazione, qualunque sia la loro origine. Ma ciò è possibile solo con una forte protezione salariale. Vogliamo proteggere i salari, non i confini! L’apertura del mercato del lavoro europeo non deve divenire un lasciapassare che permette alle imprese di sfruttare la forza lavoro dei paesi a basso salario e di ridurre i salari. Per opporsi a questa tendenza occorrono diritti dei lavoratori e delle lavoratrici forti e uguali per tutti. Chi non vi si attiene prepara il terreno alla xenofobia, alla discriminazione e al nazionalismo.

Lo slogan di quest’anno “Senza muri e senza paure” racchiude la volontà di lottare per una società aperta e solidale che non erige muri nella società, tra lavoratori e lavoratrici, indipendentemente dalle loro origini. Una società in cui le donne possano vivere libere senza timori. Timori di essere sfruttate, aggredite, usate, relegate nella gabbia degli stereotipi di genere, tenacemente alimentati da un sistema patriarcale che stritola la libertà di autodeterminazione.

Le donne sono cittadine a pieno titolo. Lo sono giorno per giorno, nella vita e nelle lotte quotidiane.

Lo ribadiremo il Primo Maggio. In occasione dello sciopero del 14 giugno. Ogni giorno.

Fra 50 giorni lo sciopero delle donne - Esattamente a 50 giorni dallo sciopero delle donne, è stato srotolato uno striscione dal Palazzo che ospita UNIA a Bellinzona, sul Viale Stazione. «Più tempo. Più salario. Rispetto». Perché le donne chiedono una riduzione del tempo di lavoro. Perché la parità salariale non è ancora realtà. Perché, stanche delle molestie e del sessismo, pretendono rispetto.

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