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L'OSPITE
19.04.2019 - 12:080

Più attenzione al ceto medio

Bixio Caprara, presidente PLR

Recenti articoli e conferenze mi hanno presentato alcune riflessioni interessanti e convergenti sulla presunta contrapposizione tra innovazione e posti di lavoro. Non esiste una risposta univoca mentre sono invece possibili alcune riflessioni che mi sembrano pertinenti. Innovazione e digitalizzazione sono un tutt‘uno. Portano a nuovi processi produttivi e a nuove professioni in particolare favorendo contaminazioni tra ambiti prima inimmaginabili. Mi riferisco ad esempio alla medicina che oggi consente operazioni chirurgiche con l’ausilio di robot così come diagnosi in cui il supporto tecnologico è sempre più irrinunciabile. Ma anche nell’arte. Ho avuto modo di visitare un’installazione di arte moderna cinetica che faceva ampio uso dell’intelligenza artificiale con risultati stupefacenti. Beninteso non sono che esempi puntuali. Questa evoluzione apre nuove prospettive che possono certamente portare anche a nuovo benessere grazie alla creazione di nuove professioni e nuove attività economiche.
Le statistiche indicano che le imprese che investono nell’innovazione presentano dati in crescita e assumono nuovo personale. Tuttavia sussistono molti timori, con il cittadino a chiedersi se queste nuove opportunità saranno tali da compensare i posti di lavoro che saranno soppressi. Gli esperti ci dicono che vi sarà verosimilmente sempre più la sostituzione di lavori di routine grazie ad applicazioni dell’intelligenza artificiale. Le statistiche indicano che tendenzialmente aumentano i posti di lavoro agli estremi, ossia quelli in professioni altamente qualificate e quelli umili e manuali, che non richiedono nessun tipo di qualifica. In quest’ultime la sostituzione con tecnologie avanzate non sempre si giustifica neppure dal punto di vista economico preferendo magari la dislocazione delle attività, quando possibile, in paesi emergenti. Si tende invece a sostituire con macchine non solo i lavori ripetitivi ma, grazie appunto all’intelligenza artificiale, anche quelli che richiedono una presa di decisione di collaboratori qualificati, il cui costo è importante, ossia il ceto medio produttivo che è la base della nostra società occidentale. Portata all’eccesso questa tendenza presenta rischi evidenti che potrebbe sfociare in una frattura sociale con conseguenze pericolose.
Di fronte a queste nuove sfide mi sembra sia importante un approccio innovativo, progressista nel senso liberale del termine e non conservatore. Un approccio che evidenzi l’importanza di innovare la formazione a favore delle nuove generazioni rispettivamente l’accompagnamento delle generazioni più mature grazie alla formazione continua. Un’impostazione nella quale, prima dei diritti, si evidenzino i doveri dei cittadini e delle imprese nel migliorare le proprie competenze, la propria competitività grazie a condizioni quadro favorevoli orientata a una crescita sostenibile. Non ci possiamo fermare o limitarci a recriminare sui tempi passati in un mondo in continua evoluzione se vogliamo mantenere l’attuale benessere e la pace sociale che caratterizzano il nostro paese. È un percorso che richiede un’assunzione di responsabilità da parte di tutti gli attori senza contrapposizioni strumentali e ideologiche che non portano da nessuna parte, visto che non siamo l‘ombelico del mondo ma un’economia che forzatamente si deve confrontare sul piano internazionale.

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