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L'OSPITE
26.03.2019 - 08:420

Una sveglia per la politica dell’alloggio?

Edoardo Cappelletti, Candidato del Partito Comunista al Consiglio di Stato e al Gran Consiglio

E’ notizia recente l’approvazione da parte delle Camere federali di un ulteriore credito di 250 milioni di franchi, spalmati su dieci anni, per la realizzazione di appartamenti a pigione moderata. Seppure non ancora soddisfacente e, bisogna ricordarlo, adottata quale controprogetto indiretto all’iniziativa dell’Associazione Svizzera Inquilini, questa misura denota comunque una particolare attenzione delle autorità federali rispetto alla politica dell’alloggio. Non a caso, è ormai noto che l’affitto continua a costituire una delle spese più pressanti del bilancio delle famiglie, soprattutto quelle meno abbienti. Nel contesto di un mercato immobiliare incapace di offrire, quando lasciato a se stesso, sufficienti abitazioni a prezzi accessibili, un intervento pubblico più deciso non può allora che venire accolto favorevolmente. Ciononostante, se a livello federale si concretizzano importanti investimenti nel campo, ecco che nel nostro Cantone stenta invece a decollare una politica dell’alloggio efficace.

Il congelamento del Piano cantonale dell’alloggio (PCA), approvato nel lontano 2015 dal Gran Consiglio, rappresenta uno dei motivi principali alla base dell’inazione delle istituzioni. Coinvolgendo gli attori del campo, lo stesso avrebbe consentito di stanziare dei crediti quadro indispensabili a rafforzare l’impegno a favore dell’edilizia popolare. Trovandosi bloccate queste risorse, la politica dell’alloggio è stata così relegata in secondo piano, rimandando al futuro provvedimenti che, a quattro anni dalla loro approvazione, avrebbero dovuto essere considerati più urgenti. Insomma, l’esigenza di uno studio del mercato immobiliare invocata dal DSS è certo comprensibile ma non può diventare un pretesto per procrastinare, a tempo indeterminato, il progetto integrale del PCA. Sul fronte dei centri urbani, complice un mancato sostegno cantonale, la situazione non sembra essere molto più promettente. Nel caso di Lugano, dove si registrano gli affitti tra i più alti del Cantone, il Consiglio comunale aveva accolto nel 2015 un controprogetto all’iniziativa ‘’Per abitazioni accessibili a tutti’’, che autorizzava un investimento di 10 milioni di franchi per i successivi dieci anni. Ora, benché siano stati compiuti diversi passi avanti, come l’annunciato bando di concorso per il comparto di via Lambertenghi, un sensibile ritardo della politica appare comunque tangibile. In questo senso, una prima soluzione (adesso al vaglio di una commissione speciale) potrebbe passare dalla costituzione di un apposito ente autonomo di diritto comunale, capace di occuparsi da subito dell’edilizia popolare.

Malgrado ciò, la politica dell’alloggio si muove in uno scenario sempre più preoccupante, caratterizzato soprattutto da un costante invecchiamento della popolazione e dalla progressiva perdita di appartamenti a pigione moderata. Infatti, a determinare quest’ultimo fenomeno è anche la vetustà del parco immobiliare, che comporta spesso dei rinnovi e quindi un aumento degli affitti: basti pensare che a Lugano, soltanto nel breve periodo, gli alloggi a rischio ammontano circa al 40%. Non avendo la garanzia che quelli appartenenti a privati possano durare nel tempo, l’ente pubblico dovrebbe perciò intervenire più energicamente per mantenere e realizzare abitazioni accessibili sul mercato: ad esempio, attraverso apposite misure pianificatorie, la concessione di diritti di superficie e una maggiore partecipazione a progetti edificatori di pubblica utilità. Affinché ciò avvenga, occorre però rilanciare la politica dell’alloggio a tutti i livelli: dopo gli ultimi segnali di quello federale, la palla torna ora nelle mani del Cantone e dei Comuni interessati, ai quali, come spiegato, gli strumenti appunto non mancano.

 

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