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L'OSPITE
24.03.2019 - 22:420
Aggiornamento : 25.03.2019 - 12:43

Disoccupati ticinesi ultracinquantenni: una risorsa per il Ticino

Leonardo Bussi, Candidato UDC al Gran Consiglio

Talvolta sento dire che in Ticino non ci sarebbero le competenze giuste per questo o quel lavoro e che per questo motivo sia per le aziende inevitabile ricercare manodopera specializzata all'estero.

Mi permetto di dissentire. Io penso invece che in Ticino ci sono tutte le competenze necessarie ed anche qualcuna in più.

Basta guardarsi intorno e vedere la qualità delle strutture formative del Cantone o quello che è stato creato negli anni, con fatica e coraggio, dalle generazioni che ci hanno preceduto. In molti dei paesi che ho visitato per lavoro i prodotti svizzeri, inclusi quelli ticinesi, sono sinonimo di qualità.

Qualità che talvolta diamo per scontata ma che è il risultato del duro e geniale lavoro dei nostri imprenditori e lavoratori.

La globalizzazione, la libera circolazione ed i cambiamenti strutturali dell'economia a cui abbiamo assistito in questi anni hanno tuttavia pesantemente influenzato il mercato del lavoro in Ticino.

A fronte di decine di migliaia di lavoratori frontalieri che ogni giorno varcano i confini per venire a lavorare sul territorio ticinese, oggi molti residenti si ritrovano in disoccupazione/ assistenza. Un fatto che spesso non rende giustizia alle straordinarie competenze e capacità possedute da queste persone.

Particolarmente delicata è la situazione dei lavoratori ultracinquantenni.

Questi lavoratori, che sono spesso i più esperti e tra i principali artefici di molti di quei prodotti che il mondo ci invidia, trovano ancora più difficile reinserirsi nel ciclo produttivo qualora perdano il loro lavoro, stretti tra riorganizzazioni aziendali, che mirano a tagliare i costi nel minor tempo possibile, e la pressione della manodopera specializzata straniera con costi nettamente inferiori.

Questo fatto non è solo un dramma per i diretti interessati, ma è, anche e soprattutto, una perdita netta di competitività per tutto il Ticino.

In questo modo si vanno infatti a perdere competenze ed abilità locali, un saper fare le cose frutto di anni ed anni di duro lavoro, difficilmente rimpiazzabile con automazione e manuali. Si va, in sostanza, ad intaccare quel vantaggio competitivo rappresentato dagli alti standards e dall'eccellente qualità che spingono i clienti a rivolgersi ai prodotti svizzeri, notoriamente più cari.

Ritengo che questo sia un trend molto pericoloso per l'economia di tutto il Ticino e che sia necessario porre in essere, quanto prima, provvedimenti a tutela non solo di questi lavoratori residenti, ma anche a tutela del nostro patrimonio di competenze e di know-how industriale.

Si potrebbe cominciare dall'incentivazione fiscale delle assunzioni dei lavoratori residenti ultracinquantenni.

Prevedere una nuova ipotesi di incentivo fiscale, pari al 50% del salario lordo ricevuto dal lavoratore, per le aziende che assumono lavoratori ultracinquantenni residenti. Aiutare questi lavoratori, che ancora possono contribuire molto alla ricchezza del nostro Cantone, a trovare una nuova occupazione sarebbe un vantaggio sia per le aziende che li assumessero (che potrebbero quindi contare sulla loro grande competenza) che per il Cantone stesso, evitandosi in questo modo che molti di loro, una volta scaduta la disoccupazione, si vedano costretti a ricorrere a sussidi o alle varie forme di aiuto sociale.

Ritengo che sia fondamentale per il Ticino puntare con fermezza ad ottenere la piena occupazione dei lavoratori residenti ultracinquantenni, garantendo loro la possibilità di trovare un nuovo impiego in tempi ragionevoli.

Nessuno deve essere lasciato indietro. Nessuna competenza deve andare perduta.

Solo così potremo conservare il nostro patrimonio di conoscenze tecniche ed industriali, presupposto essenziale di qualsiasi concreta e reale crescita economica.

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