L'OSPITE
02.02.2019 - 12:000

Non ci serve un piano regolatore nazionale

Alessandro Speziali, candidato PLR al Consiglio di Stato

L’iniziativa dei Giovani Verdi ci alletta con lo slogan «Basta cementificazione», che fa leva sul crescente disagio che accompagna con pregiudizio la nascita di qualsiasi nuovo cantiere – bello o brutto, giusto o sbagliato che sia. Del resto, chiunque abbia seguito l’evoluzione delle campagne ticinesi difficilmente potrà sostenere che cementificare altro terreno sia una soluzione opportuna.

Più tecnicamente, la soluzione che ci viene proposta è di fermare la dispersione degli insediamenti bloccando qualsiasi ampliamento di zona edificabile, se non compensato, e dando un giro di vite agli interventi edilizi «fuori zona». La pianificazione dovrebbe così automaticamente virare verso una maggiore densità, concentrando gli insediamenti e regalandoci un uso più virtuoso degli spazi liberi e delle loro potenzialità.

Il punto è che tutto questo lo abbiamo già deciso, quando nel 2013 abbiamo approvato la revisione della Legge sulla Pianificazione territoriale. In Ticino abbiamo rapidamente adattato le nostre regole al nuovo quadro: le più recenti modifiche del Piano direttore e il «Programma d’azione comunale per lo sviluppo centripeto di qualità» sono costruite attorno all’idea di utilizzare il suolo in modo consapevole e razionale.

Per offrire una migliore qualità di vita, nei prossimi anni lo sviluppo dovrebbe così avvenire in modo particolare in zone sottosfruttate e dove è possibile mobilitare le riserve edificatorie; pensiamo ad esempio ai numerosi comparti industriali dismessi che possono essere oggetto di riconversione o a zone in parte disabitate, come alcuni nuclei storici o quartieri.

A questo punto, è lecito chiedersi quali differenze ci siano tra l'iniziativa e la Legge sulla pianificazione del territorio, visto che entrambe sposano gli stessi principi. La risposta alla domanda va ricercata nel dominio della flessibilità.

La Legge in vigore permette di adattare le zone edificabili in base ai fabbisogni di società ed economia e rispetta l’autonomia dei Cantoni e dei Comuni, che operano in base alle proprie caratteristiche territoriali. Un aspetto cruciale se pensiamo alla nostra geografia segnata da zone urbane e valli discoste. Un «sì» all’iniziativa cancellerebbe ogni libertà, per introdurre un meccanismo rigido e centralistico che – come abbiamo visto con l’iniziativa Weber – porterebbe a un nuovo indebolimento del nostro sistema federalista. Inutile inneggiare alle sue virtù, per poi contribuire alla sua strisciante erosione.

Se votiamo «no», quindi, non è per stare dalla parte del Partito delle gru, ma per sostenere una buona legge, che promette di raggiungere gli stessi obiettivi dell’iniziativa ma senza snaturare l’autonomia locale che è la forza della Confederazione. Non possiamo illuderci che potremo costruire il futuro del nostro Cantone senza… costruire: l’importante è che ciò avvenga con qualità, dando forma a una «Città Ticino» in cui gli spazi costruiti sono di qualità sempre più alta, integrando la rete degli spazi liberi dentro e vicino agli agglomerati e favorendo la multifunzionalità, anche a tutela dell’identità di luoghi e quartieri.

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