Keystone
L'OSPITE
01.02.2019 - 21:000

Una camicia di forza da evitare

Giovanni Merlini, Consigliere nazionale

L’iniziativa popolare dei Giovani Verdi contro la dispersione degli insediamenti, in votazione popolare il prossimo 10 febbraio, è come una camicia di forza. Vuole pericolosamente rincarare la dose per quanto riguarda le restrizioni in materia di pianificazione territoriale previste dall’ultima revisione della Legge federale sulla pianificazione del territorio, in vigore dal 2014. Lanciata poco dopo e bocciata a larghissima maggioranza dal parlamento, l’iniziativa intende congelare la superficie complessiva delle zone edificabili in Svizzera al livello attuale e a tempo indeterminato.

La delimitazione di nuove zone edificabili sarebbe ammessa unicamente se altrove fosse dezonata una superficie di dimensioni almeno equivalenti e con un potenziale valore di reddito agricolo comparabile. Fuori della zona edificabile sarebbero poi autorizzati esclusivamente edifici e impianti a ubicazione vincolata destinati all’agricoltura dipendente direttamente dal suolo o edifici a ubicazione vincolata di interesse pubblico.

Anche volendo prescindere dall’incertezza sui costi legati ai dezonamenti previsti, l’iniziativa va osteggiata per almeno cinque buone ragioni. La prima è la sua rigidità. Inasprire ulteriormente l’assetto normativo attuale con un blocco inflessibile delle zone edificabili significa legarsi le mani e ignorare le esigenze della popolazione e delle nuove imprese che desiderano insediarsi in Svizzera. Ne risentirebbe la nostra competitività economica: dove i terreni edificabili già scarseggiano avremmo un rincaro dei prezzi dei terreni.

La seconda ragione: l’iniziativa calpesta il federalismo e punisce proprio quei Cantoni e Comuni che si sono dimostrati lungimiranti nella gestione del suolo. Il loro margine di manovra deve essere preservato, visto che le situazioni nei grossi agglomerati dell’Altipiano e nelle regioni alpine e subalpine sono molto diverse tra loro. Terza ragione: le proposte dell’iniziativa sono controproducenti perché, se accolte, incentiverebbero l’edificazione laddove vi è ancora riserva di fondi edificabili ancorché discosti e scarsamente urbanizzati, il che favorirebbe paradossalmente proprio quella dispersione insediativa che si vuole contrastare. Quarta ragione: l’iniziativa nuoce anche all’agricoltura. Oggi è lecito costruire all’esterno delle zone edificabili soltanto edifici e impianti a ubicazione vincolata, strettamente necessari: strade, linee elettriche, funivie e antenne come pure edifici ad uso agricolo. L’iniziativa limita ulteriormente la tipologia di edifici e impianti realizzabili fuori delle zone edificabili. Costruzioni agricole sarebbero ammesse unicamente se avessero un nesso diretto con lo sfruttamento del suolo, com’è il caso per la coltivazione di verdure da pieno campo o per l’allevamento di animali nutriti con foraggio di produzione propria.

Nuove serre o stalle per animali nutriti con foraggio acquistato non sarebbero più ammesse.

Quinta ragione: dal 2012 la superficie complessiva delle zone edificabili è rimasta stabile in Svizzera, benché la popolazione sia aumentata da 7,4 mio. a oltre 8 milioni di persone. Abbiamo quindi assistito, tra il 2012 e il 2017 ad una diminuzione pro capite della superficie edificabile di ca. il 6%, da 309 a 291 mq.

Oggi abbiamo un quadro normativo sufficientemente severo e un ulteriore inasprimento sarebbe del tutto inopportuno. Evitiamo quindi salti nel buio.

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