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L'OSPITE
30.01.2019 - 16:000

La sfida di far crescere i nostri giovani

Mario Canepa, sindaco di Mezzovico-Vira, candidato PLR al Gran Consiglio

La lunga crisi occupazionale che tocca fortemente anche il Ticino sembra non essere destinata a rientrare in tempi brevi. Soprattutto nel settore finanziario (banche, assicurazioni, finanziarie) le ripercussioni sul numero di posti di lavoro offerti sono importanti. Non nego che a condizionare questo allarmante trend siano eventi spesso esterni alla nostra realtà e alla nostra volontà, ma laddove vi è una concreta possibilità di intervento a livello ticinese si deve agire, senza indugi. E ciò nonostante le trasformazioni ineluttabili in corso in questo settore: dalle nuove dinamiche internazionali alla digitalizzazione, solo per citarne due. Non possiamo rischiare di rimanere tagliati fuori dalla realtà finanziaria non solo elvetica ma anche mondiale. La piazza ticinese è sempre stata un fiore all’occhiello della nostra economia, dobbiamo assolutamente ridarle slancio. Nel frattempo non possiamo far finta di non sapere che si aggrava in modo strisciante la perdita di posti di lavoro: è uno stillicidio goccia a goccia, pochi «numeri» per volta che sommati, però, sono preoccupanti.

Per chi si trova nella fascia di età tra i 45 e 55 anni è, poi, sempre più difficile il reinserimento nel mondo del lavoro. Ecco che nascono nuove dinamiche famigliari a fronte di questa situazione, con nuclei caratterizzati sempre più da mogli occupate a tempo pieno da un lato a causa della non occupazione del coniuge e dall’altro per il basso livello dei rispettivi redditi. La pressione sui salari, infatti, è un altro degli effetti perversi della perdita di velocità dell’occupazione ticinese. Ciò non significa, però, che questa precarietà debba rimanere immutata. I ticinesi si aspettano ben altro sia da parte di chi gestisce i principali canali occupazionali, sia dalla politica che deve assolutamente introdurre correttivi e innovazione.

Il mio personale pensiero corre alle nuove generazioni, a chi entra ed entrerà in questo complesso mondo del lavoro. Il Ticino deve avere quale principale obiettivo quello di far crescere i propri ragazzi dando loro tutti gli strumenti necessari per entrare attivamente nella vita professionale. Quindi a noi serve una scuola fortemente legata al mondo del lavoro, una scuola che formi i giovani in modo da renderli «appetibili» ai potenziali datori di lavoro. Ma non solo. Il Ticino ha bisogno anche di impieghi qualificati, che consentano a chi ha maturato una preparazione di altissimo livello, di poter tornare a lavorare nel nostro cantone, a produrre nel nostro cantone, a far crescere l’economia ticinese e non di un cantone d’oltre San Gottardo. 

Questa è una vera sfida per il Ticino politico: rendere possibile l’allineamento fra formazione e nuove esigenze professionali per le nuove prove. Osiamo inventare il nostro futuro imboccando anche strade mai percorse, coraggiose, creative. Tutti noi meritiamo un cantone all’avanguardia.

 

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