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L'OSPITE
29.01.2019 - 13:000

Pigioni abusive, a quando una soluzione?

Elena fiscalini, Presidente ASI

Il consiglio di Stato ha recentemente licenziato il messaggio sull’iniziativa popolare “No alle pigioni abusive, Si alla trasparenza” lanciata dal’ASI e sostenuta da partiti, sindacati e organizzazioni diverse. Il CdS invita il parlamento a respingere l’iniziativa, rispondendo negativamente ai 7600 cittadini che l’hanno firmata. Ancora una volta, come già in passato misconosce i problemi che troppi inquilini, alla ricerca di un alloggio, devono affrontare.  Una regolamentazione del settore immobiliare è ritenuta un’ingerenza nella libertà contrattuale, che tradotto vuol dire meglio spendere in prestazioni sociali da versare piuttosto che intervenire con regole che contribuiscono a calmierare il mercato. Le argomentazioni contro l’introduzione del formulario ad inizio locazione sono sempre le stesse: la pigione iniziale si può contestare già ora, contro le pigioni abusive si può agire anche senza formulario, la legge federale dà già oggi il potere ai Cantoni di intervenire in caso di penuria, aumentano gli alloggi vuoti. Siamo anche noi a conoscenza che la pigione iniziale si può contestare anche senza il formulario, ma mai l’inquilino conosce l’ammontare della pigione pagata dal precedente locatario e chi vuole iniziare un rapporto di locazione con un litigio? Il formulario oltre che informare mette al riparo da controversie evitabili, nell’interesse di entrambe le parti, e già questo non ci pare poco. Inoltre l’obbligo di informare sulla pigione pagata precedentemente e sul motivo di un eventuale aumento invoglia a  desistere dall’imporre aumenti non giustificati. Questa è una delle ragioni che hanno indotto tanti proprietari corretti a firmare la nostra iniziativa: ritenevano che la stessa correttezza andava richiesta anche agli altri. Insomma una volta di più si sono voltate le spalle agli inquilini, che dal 2010 attendono che il Piano cantonale dell’alloggio (PCA) produca i suoi frutti. Dal messaggio del CdS apprendiamo la volontà di creare un “centro di competenza alloggio”, cosa peraltro già suggerita dal PCA svariati anni fa e mai sviluppata. Ora ci vorranno 18 mesi per definire competenze e modalità del centro e poi se il Parlamento vorrà accordare il credito necessario diventerà operativo e monitorerà e orienterà il mercato.  A nove anni di distanza, è forse questo l’unico risultato che si potrà vedere. Ma per vedere i politici impegnati a trovare soluzioni concrete al disagio di molti cittadini, quanto dovremo ancora aspettare?Il consiglio di Stato ha recentemente licenziato il messaggio sull’iniziativa popolare “No alle pigioni abusive, Si alla trasparenza” lanciata dal’ASI e sostenuta da partiti, sindacati e organizzazioni diverse. Il CdS invita il parlamento a respingere l’iniziativa, rispondendo negativamente ai 7600 cittadini che l’hanno firmata. Ancora una volta, come già in passato misconosce i problemi che troppi inquilini, alla ricerca di un alloggio, devono affrontare.  Una regolamentazione del settore immobiliare è ritenuta un’ingerenza nella libertà contrattuale, che tradotto vuol dire meglio spendere in prestazioni sociali da versare piuttosto che intervenire con regole che contribuiscono a calmierare il mercato. Le argomentazioni contro l’introduzione del formulario ad inizio locazione sono sempre le stesse: la pigione iniziale si può contestare già ora, contro le pigioni abusive si può agire anche senza formulario, la legge federale dà già oggi il potere ai Cantoni di intervenire in caso di penuria, aumentano gli alloggi vuoti. Siamo anche noi a conoscenza che la pigione iniziale si può contestare anche senza il formulario, ma mai l’inquilino conosce l’ammontare della pigione pagata dal precedente locatario e chi vuole iniziare un rapporto di locazione con un litigio? Il formulario oltre che informare mette al riparo da controversie evitabili, nell’interesse di entrambe le parti, e già questo non ci pare poco. Inoltre l’obbligo di informare sulla pigione pagata precedentemente e sul motivo di un eventuale aumento invoglia a  desistere dall’imporre aumenti non giustificati. Questa è una delle ragioni che hanno indotto tanti proprietari corretti a firmare la nostra iniziativa: ritenevano che la stessa correttezza andava richiesta anche agli altri. Insomma una volta di più si sono voltate le spalle agli inquilini, che dal 2010 attendono che il Piano cantonale dell’alloggio (PCA) produca i suoi frutti. Dal messaggio del CdS apprendiamo la volontà di creare un “centro di competenza alloggio”, cosa peraltro già suggerita dal PCA svariati anni fa e mai sviluppata. Ora ci vorranno 18 mesi per definire competenze e modalità del centro e poi se il Parlamento vorrà accordare il credito necessario diventerà operativo e monitorerà e orienterà il mercato.  A nove anni di distanza, è forse questo l’unico risultato che si potrà vedere. Ma per vedere i politici impegnati a trovare soluzioni concrete al disagio di molti cittadini, quanto dovremo ancora aspettare?

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