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L'OSPITE
26.01.2019 - 08:000

Compodino: Locarno deve sanare questa situazione

Fabio Badasci, deputato Lega dei Ticinesi

Negli scorsi giorni il Gran Consiglio ha respinto, rinviando al Consiglio di Stato, la proposta di modifica del Piano di utilizzazione cantonale (PUC) del Parco del Piano di Magadino. Una soluzione che avrebbe permesso di risolvere l’annosa questione della Compodino, l’impianto di compostaggio attivo da oltre un trentennio sul territorio di Locarno che si trova in zona non conforme e le cui presunte esalazioni maleodoranti, assieme a quelle dell’impianto di depurazione, mettono a dura prova la pazienza dei cittadini della zona.

È ormai un fatto assodato in Ticino che lo smaltimento del “verde” e la realizzazione di piazze di compostaggio è un problema ricorrente. Tutti i Comuni infatti smaltiscono gli scarti vegetali, ma nessuno a causa delle fetidi emissioni, vuole stoccarli sul proprio territorio. Ciò premesso, mi preme aggiungere che la vicenda della Compodino è ormai nota a tutti da anni, o meglio decenni.

Il Dipartimento del Territorio ha provato più volte a risolvere la situazione, nonostante il dossier sia di competenza del Comune di Locarno, dapprima nel 2010 quando ha proposto la modifica di Piano regolatore dell’area su cui sorge l’impianto di compostaggio. Ma alla fine la proposta è stata mal digerita dal Consiglio comunale della città sul Verbano che l’ha respinta e questo nonostante la popolazione di Gordola si sia lamentata più e più volte delle esalazioni nauseabonde che provengono anche da questo impianto.

Il DT non si è comunque dato per vinto e ha riprovato a sanare la situazione, proponendo recentemente come detto un PUC il quale prevedeva il trasferimento dell’impianto della Compodino in un’altra area meno sensibile ma comunque sempre non troppo lontano dalla zona abitata e in questo caso vicino ai cittadini di Locarno nel territorio delle Gerre di Sotto. Proposta sicuramente bocciata dal Consiglio Comunale di Locarno anche per questo motivo. In effetti è brutto da dire ma Locarno ha sempre “usato” il suo territorio sul piano come la zona per le attività “moleste”.

La proposta approdata sui banchi del Gran Consiglio negli scorsi giorni è stata affossata poiché la maggioranza dei deputati ha voluto approfondire la tematica. Il Parlamento ha inoltre chiesto al Consiglio di Stato di attivarsi affinché si possa trovare una soluzione alternativa esortandolo a fare in modo che l’attività della Compodino cessi entro e non oltre i prossimi cinque anni.

Va detto che non sta scritto sulle tavole di Mosè che deve essere proprio il Cantone a sanare questa situazione, già perché, come detto, le normative edilizie sono di competenza comunale, ovvero di Locarno, che sul dossier bisogna dire è stata latitante. Durante il mio intervento in aula l’ho ribadito a gran voce come pure altri deputati. Infatti la città sul Verbano non ha mai avuto il coraggio di risolvere la problematica, ben sapendo che la Compodino si trovi da troppo tempo in una situazione non conforme alle norme di pianificazione e alla Legge edilizia.

Il Cantone ovviamente ora farà la sua parte, tuttavia è bene sottolineare nuovamente che lo smaltimento del “verde” è di competenza dei Comuni, in special modo in questo caso di Locarno, spetta ora dunque alla Città attivarsi per sanare definitivamente questa annosa questione magari semplicemente portando il verde negli impianti già attivi in Ticino e nemmeno troppo lontano da lì.

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