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16.01.2019 - 19:000

Ripresa della Direttiva UE sulle armi: quale prezzo?

Cosimo Lupi, Associazione LibertàeValori.ch

Nelle prossime settimane sapremo se il referendum sulla ripresa della Direttiva UE sulle armi sarà ufficialmente riuscito: ciò è altamente probabile e quindi i cittadini svizzeri saranno chiamati alle urne, verosimilmente già il prossimo 19 maggio.
Questa direttiva dell'Unione europea è uno sviluppo dell'accordo di Schengen-Dublino e quindi alla Svizzera, Paese che vi aderisce, è stato imposto di fatto di inasprire la propria legislazione sulle armi, inasprimento che il Popolo svizzero aveva chiaramente bocciato in votazione solo nel 2011 respingendo l’iniziativa popolare “Per la protezione della violenza perpetrata con le armi”. Imporre sotto forma di accordo internazionale delle modifiche legislative rifiutate democraticamente pochi anni prima è irresponsabile! Basti pensare che la direttiva ricalca in molti punti l’iniziativa del 2011: ad esempio per quanto riguarda gli obblighi di registrazione ma soprattutto per il sostanziale cambio di paradigma. Ora infatti, il possesso legale di un’arma non sarà più un diritto ma un privilegio.

Consiglio federale e Parlamento, dopo aver messo in consultazione tale direttiva, hanno deciso che il prezzo da pagare per la nostra libertà non sia poi tanto alto e che un paio di deroghe promesse da Bruxelles (ma la parola europea sarà poi mantenuta?) siano sufficienti. Il pretesto utilizzato dall'UE è la lotta al terrorismo: peccato che tale direttiva non serva assolutamente nulla né contro la criminalità né contro il terrorismo: chi vuole compiere un atto del genere non farà certo capo ad un'arma registrata ed acquistata legalmente!

In Svizzera tutti i cittadini onesti – e addirittura gran parte dei residenti stranieri onesti – hanno da tempo immemorabile il diritto di possedere armi. Questo in linea con la tradizione elvetica di concedere la fiducia al cittadino osservante delle leggi e che serve il proprio Paese, basti pensare al poter conservare a domicilio l'arma di ordinanza per i militari. Ma adesso l’UE vuole degradare questo diritto a semplice privilegio. In futuro non si proibirà in via eccezionale di acquistare una normale arma da fuoco, bensì la si potrà acquistare solo in virtù di un’autorizzazione eccezionale: il paradigma cambia completamente!

I Cantoni hanno resa attenta la Confederazione: l’applicazione della Direttiva UE sulle armi provocherebbe una valanga burocratica. Non solo i diversi corpi di polizia dovrebbero accollarsi innumerevoli ore di lavoro in ufficio, ma ci sarebbero anche costi enormi per tutta l’infrastruttura informatica necessaria. Inoltre, e questo è un punto molto critico, i dati personali dei detentori di armi in Svizzera verrebbero automaticamente scambiati nell'ambito di Schengen-Dublino. In altre parole: chi possiede un'arma legalmente da noi verrebbe di fatto schedato dall'UE.

Chi è favorevole alla ripresa della Direttiva UE sostiene, come Consiglio federale e Parlamento, che il rifiuto da parte svizzera comporterebbe la nostra esclusione automatica dall'accordo Schengen-Dublino con nefaste conseguenze per la sicurezza, il settore dell'asilo e per il turismo. A parte che questa esclusione è ancora tutta da dimostrare, un accordo si può sempre rinegoziare tra le parti. La domanda di fondo però è un'altra: quale prezzo in termini di libertà e sovranità siamo disposti a pagare in nome degli accordi internazionali?

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