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L'OSPITE
27.11.2018 - 16:100
Aggiornamento 16:43

Aspettiamo risposte concrete sull’imposta di circolazione

Marco Passalia, Deputato PPD in Gran Consiglio

Nel luglio del 2017 più di 20'000 ticinesi hanno sottoscritto le iniziative popolari promosse dal PPD per dare un segnale chiaro e lampante al Consiglio di Stato che in materia di imposte di circolazione è ora di cambiare marcia. Grazie all’intenso lavoro sul territorio il popolo ticinese ha sostenuto massicciamente la battaglia lanciata dal PPD, supportata anche dal TCS e da numerosi esponenti di altre forze politiche e associative. A 15 mesi dalla consegna delle iniziative stiamo ancora aspettando delle proposte concrete da parte del Governo ticinese. Inutile dire che è insoddisfacente l’intenzione formulata nel preventivo 2019 di ridurre mediamente del 5% l’importo dovuto per il prossimo anno.

Il messaggio chiaro e condiviso da tutti è che in Ticino l’imposta di circolazione deve essere rivista: è ingiusta se pensiamo alle famiglie e al ceto medio, è cara – addirittura la più elevata in Svizzera se presa in forma cumulata – e inoltre il metodo di calcolo è complesso e superato. Con la riuscita dell’iniziativa «Per un’imposta di circolazione più giusta»  i cittadini hanno finalmente voce in capitolo: oggi il Consiglio di Stato può aumentare l’imposta di circolazione senza che la popolazione possa dire nulla. Con il nuovo calcolo basato sulle emissioni di CO2 avremmo una riduzione della tassa di circolazione per gli automobilisti ticinesi, con particolare attenzione alle famiglie e alle fasce più deboli della popolazione. Inoltre, verrà creato un “conto mobilità” che finalmente renderà equo il finanziamento delle strade.

Con l’altra iniziativa denominata «Gli automobilisti non sono bancomat!» il PPD propone che la legge sia modificata in modo tale che dalla successiva imposta di circolazione fissata sia dedotto l’aumento dell’importo pagato nel 2017. Ciò semplicemente per sanare l’aumento sproporzionato che nel 2017 ha toccato più di 130 mila cittadini automobilisti. Infatti, i dati ufficiali ci mostrano che dal 2010 al 2017 c’è stato un aumento spropositato di quest'imposta. In breve: se considerassimo un livello d’imposta medio di 486.- franchi e un aumento delle immatricolazioni pari a 28'170 unità (dal 2010 al 2017), il fatturato avrebbe dovuto aumentare di circa 13.5 milioni di franchi. I dati pubblicati, invece, mostrano un aumento di 27.6 milioni di franchi. La differenza è facilmente spiegabile: anno dopo anno gli automobilisti hanno pagato un’imposta sistematicamente più alta. Importante sottolineare che la competenza di modificare l’ammontare di questa imposta è del Consiglio di Stato che per legge può moltiplicare l’imposta (con un fattore compreso tra 0.2 e 1.8) senza modificare la legge e quindi senza passare dal Gran Consiglio. È chiaro a tutti che questo processo decisionale è troppo arbitrario: basti pensare alla recente proposta di riduzione media dell’imposta del 5%.

Presi dalle mille attività quotidiane abbiamo tutti la memoria un po’ corta, ma sicuramente il malcontento si ridesterà tra qualche mese non appena riceveremo la bolletta di pagamento dell’imposta di circolazione relativa al 2019. Inevitabile e spontanea l’impressione che la politica non stia facendo nulla e che si voglia ulteriormente tergiversare. Questa volta però la differenza è che su questo tema, grazie alla riuscita ottimale delle due iniziative, i cittadini potranno finalmente dire la loro. Detto in altre parole, il cittadino potrà scegliere se oltre al cambiamento del metodo di calcolo vorrà anche che gli vengano restituiti i soldi prelevati in più. Più democratici di così non si può.

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