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L'OSPITE
20.11.2018 - 13:570

L’autodeterminazione è il nostro essere svizzeri

Piero Marchesi, Presidente UDC Ticino

“Abbiamo pure, per comune consenso e deliberazione unanime, promesso, statuito ed ordinato di non accogliere né riconoscere in qualsiasi modo, nelle suddette valli, alcun giudice il quale abbia acquistato il proprio ufficio mediante denaro od altra prestazione, ovvero non sia abitante delle nostre valli o membro delle nostre comunità.” (estratto del Patto Federale del Grütli del 1 agosto del 1291). L’autodeterminazione è insita nel popolo svizzero dalla notte dei tempi. Non è nostalgia o malinconia per quella straordinaria attitudine dei nostri avi nel decidere autonomamente in casa propria, per il bene del popolo, per il futuro delle nuove generazioni. Quello del 1291 fu un
Patto siglato tra comunità montane, primitive, che già allora vedevano la minaccia di chi voleva decidere le regole del gioco al loro posto.
L’imposizione della legge del più forte a persone e popoli liberi. A distanza di 727 anni la storia si ripete e purtroppo, la voglia di combattere del popolo svizzero non è più forse quella di un tempo. Con una stravolgente sentenza in odore politico il Tribunale federale nel 2012 ha sancito la superiorità del diritto europeo sulla Costituzione svizzera. L’iniziativa “Il diritto svizzero anziché giudici stranieri (Iniziativa per l’autodeterminazione)” vuole iscrivere un principio sacrosanto nella nostra Magna carta: in caso di conflitto tra i due quadri giuridici la Costituzione svizzera prevale nei confronti degli accordi internazionali. Un concetto semplice, logico, che riprende lo spirito
all’autodeterminazione sancito dai nostri avi nel Patto federale. Nel caso sciagurato che il popolo e i Cantoni svizzeri rifiutassero l’iniziativa, la Democrazia diretta subirebbe un colpo mortale. Le prime avvisaglie le abbiamo registrate con la non applicazione dell’Iniziativa del 9 febbraio 2014 “Contro l’immigrazione di massa” e con il sabotaggio dell’iniziativa ticinese “Prima i nostri”. In entrambe i casi i rispettivi Parlamenti hanno negato l’applicazione appellandosi ai trattati internazionali, eludendo la chiara e ineluttabile volontà popolare. Per la maggioranza del Parlamento federale e cantonale evidentemente la Costituzione svizzera è inferiore ai trattati internazionali. Seguendo questa logica, dove il diritto internazionale sarebbe preminente su quello Svizzero, la Democrazia diretta verrebbe spogliata di ogni significato. Le decisioni di un popolo libero e sovrano come quello svizzero verrebbero gettate in pasto alle leggi europee fatte da pochi e mai a vantaggio della Svizzera. Il prossimo 25 novembre il popolo svizzero dovrà decidere se conservare la Democrazia diretta quale arma di autodeterminazione nei confronti delle invadenti e arroganti potenze europee, o se asservire definitivamente la Svizzera ai burocrati di Bruxelles.

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